Oggi verso mezza mattina ho guardato fuori dalla finestra e ho avuto un pensiero originalissimo: fa caldo, è quasi estate.
Mi immagino qualche centinaio di migliaia di italiani che han pensato la stessa cosa in questi giorni.
Io mi accorgo che fa caldo quando mi si ingrossano le vene delle mani e mi fa fatica pestare i tasti della tastiera. Devo correre in bagno ogni due ore a bagnarmi i polsi altrimenti non ci duro.
Il pensiero immediatamente successivo è stato il seguente: quindi è passato un anno dall'ultima estate.
Anche questo assolutamente originale e denso di profondi significati.
Un anno, detto così è un lasso di tempo lunghissimo. Quando andavo a scuola un anno scolastico (che poi sono meno di 10 mesi) era una sorta di eterno intervallo di tempo durante il quale potevano succedere e succedevano cose assolutamente stratosferiche. Tipo trovare il moroso o anche cambiarne tre in tre mesi. Tipo andare finalmente alla festa figa del liceo. Ben tre giorni tre al mare assieme agli amici. Prendere la patente! L'esame di maturità! Poi il senso del cambiamento: crescere, migliorare, progredire.
Adesso dico un anno ed è una baggianata. Anzi comincio a confondere un anno con l'altro. Non so bene se ho inziato a lavorare qui tre o quattro anni fa, se sono due o tre anni che dimentico di fare il pap-test, se la revisione del motorino è stata l'anno scorso oppure prima.
Un anno fa il mio moroso cercava lavoro. Poi si è visto che convincere lui a lavorare è come pretendere che un pesce rosso sopravviva sulla mensola del salotto. Così ci siam messi il cuore il pace, lui fa il casalingo e se non altro abbiamo smesso di litigare. Comunque non lavorava allora e non lavora adesso.
Poi facevo questo lavoro qui, dove non si capisce niente. E' come il deserto dei tartari. E' tutto fermo, ogni giorno ci diciamo: ah ma non può andare avanti così per molto. E' passato un anno ed è esattamente uguale a prima. Anzi peggio.
L'anno scorso quando mi sono messa in costume ho pensato: che cazzo, sei troppo magra, ci stai male in costume. Bisogna che per l'anno prossimo ti metti almeno cinque chili in più. Saranno dieci anni che la penso sta cosa e non ingrasso un etto.
L'estate scorsa quando era caldo e in casa mia non si respirava (una mansarda nel centro di Bologna è un inferno in miniatura) io e il moroso ci siamo detti: ah no, questa è l'ultima estate così. La prossima primavera si rifà il controsoffitto (che sta per crollare) e si mette l'impianto dell'aria condizionata. Il controsoffitto è ancora lì che perde pezzi di intonaco e l'aria condizionata una chimera: però abbiam comprato un ventilatore nuovo.
D'altra parte come fai a prendere ottomila euri (che non hai) e a spenderli per sistemarti casa, quando ancora non sai se questo cacchio di contratto te lo rinnovano? Meglio aspettare tempi migliori.
Insomma vabbè, ieri era l'anno scorso, un battito di ciglia ed è passato un anno intero.
La mia gatta invecchia. E io con lei.
Però nonostante tutto non sono di cattivo umore.

1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
In ordine sparso
Pulsatilla
Azzu&Fry
Personalità confusa
L'uomo assorbente
Anima salva
EmaBlog
Latifah
Spettro della bolognesità
Vite a progetto