Da piccola volevo fare la scrittrice.
Da adolescente la giornalista.
Mi iscrissi a scienze politiche con questo progetto: mi laureo e poi vado alla scuola di giornalismo a milano.
Sei mesi dopo me l'ero dimenticato.
Mi sono presa una cotta per la sociologia. Ci ho pure fatto un dottorato.
La sociologia in sè dopo un po' ha cominciato ad annoiarmi, ma mi appassionava molto il metodo scientifico, il rigore, la produzione e la diffusione della conoscenza.
Dall'università me ne vado: brutto ambiente, e io non avevo abbastanza pelo sullo stomaco per sopravvivere.
Approdo in un ente pubblico, da precaria.
Mi affosso.
Sono sul punto di licenziarmi, quando mi viene ventilata la possibilità di spostarmi nel settore comunicazione. La prendo al volo, un salto nel buio.
Faccio fatica, stringo i denti, provo a inventarmi un lavoro che non so fare.
Poi mi viene detto: ehi... facciamo un salto di qualità? Perché non te ne vai a studiare seriamente da qualche parte? Qui servirebbe un giornalista scientifico.
Punto.
Giornalista+scientifico.
La sintesi estrema di tutte le cose che dal punto di vista professionale e intellettuale mi hanno sempre appassionato di più nella vita.
Non ho ancora capito se ci devo credere o se alla fine si rivelerà l'ennesima illusione.

1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
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