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lunedì, 23 ottobre 2006

Durante questo fine settimana ho avuto un'illuminazione divina.
A dispetto di quel che ho scritto nell'ultimo post, stavo già cominciando a deprimermi per il lavoro. Mica perché non mi piaccia, ma perché, come al solito, faccio una fatica bestia a comunicare con il signor capo. Quindi lavoro, lavoro, e alla fine il succo è: ok, molto bello, ma non è proprio quello che volevo io.

Allora ho pensato, non sarà che devo cambiare atteggiamento?
Io ho delle convinzioni piuttosto radicate su come si fanno le cose. Le cose si fanno bene, punto e basta. Non sono perfetta, non sono infallibile, ma ho i miei standard. Qualsiasi cosa mi venga chiesta sul lavoro, io procedo a testa bassa. Mi documento, studio, progetto, scrivo chiaramente, allargo l'orizzonte, cerco un metodo, mi autovaluto e se non sono soddifatta mi porto tutto a casa per il fine settimana, o alla sera, perché non sia mai che mi presenti con qualcosa che, rispetto alle mie capacità e al tempo a disposizione, sia men che perfetto.

Ho sempre pensato che fosse questo il modo giusto di lavorare. Se fossi un falegname probabilmente lavorerei su ogni pezzo con le manine della domenica (come mi disse una volta il fabbro che venne a prendere le misure per un cancello).
Ora però sono stata folgorata da un'idea. Sarà che non frega più niente a nessuno che le cose siano fatte bene? Sarà che spreco energie e risorse nella direzione sbagliata? Sarà che il problema è usare l'intelligenza per capire di cosa hanno veramente bisogno questi nebulosi superiori?
In fondo mica lavoro per me stessa. Bisogna che me ne faccia una ragione.

Ho inziato la settimana in relax grazie a questa idea. Penso che mi sforzerò molto meno di fare le cose con criterio e con le energie risparmiate comincerò a bussare alla porta del signor dirigente ogni tre per due, per chiedere consigli, delucidazioni, verifiche. Di cosa hai bisogno? Da oggi diventa questa la domanda delle domande, l'unica cosa che importa. Dovessi poi scoprire che quello di cui ha bisogno è una pisciatina qualsiasi tanto per fare scena, troverò il modo per accontentarlo, no?

Probabilmente questa è la scoperta dell'acqua calda... ma tant'è, non ci avevo mai pensato prima con così tanta chiarezza.


Postato da: marinai a 14:18 | link | commenti (3)

lunedì, 16 ottobre 2006

Povero blog abbandonato. E' pieno di polvere e ragnatele qui.
Questo lungo silenzio è riprova del fatto che quando ho qualcosa di cui lamentarmi, parlo e scrivo senza ritegno.
Poi però le buone notizie le tengo per me. Per un fatto di pudore, o di scaramanzia forse.
Comunque, si parlava mesi di fa di lavoro. Avevo scritto che se non uscivo dalla situazione in cui ero, avrei cominciato a dare i numeri. L'agonia intellettuale è una brutta cosa, almeno per me. C'è chi non riesce a vivere senza fare moto, e io non riesco a vivere se non tengo i neuroni in esercizio.
Non ho dato i numeri, alla fine. E infatti sono riuscita in una manovra altamente improbabile che poi è andata stranamente liscia come olio.
Morale, resto a lavorare nello stesso posto di prima, ma in un settore diverso e con compiti diversi che, udite udite, hanno a che vedere con scrittura e affini. Mi devo occupare di diffusione dell'informazione scientifica. Al momento mi diverto come una matta a studiare quintali di libri e documenti vari, e a sitilare progetti. Ovviamente, come al solito, vorrei rifare il mondo da capo, ma cerco di tenere i piedi per terra, perché sono l'ultima arrivata e perché l'ambiente non è dei più ricettivi.
Però è bello.
E sono contenta.
Ah finalmente l'ho detto: sono contenta.
Se poi mi rinnovano il contratto per altri tre anni, sarò ancora più contenta.
Forse mi iscrivo pure a un master. E magari apro anche un blog a tema. Alla faccia di chi pensa che 40 anni siano tantini per farsi una professione nuova. Io dico che ci riesco.

Nel caso in cui fossi mancata a qualcuno, prometto altri aggiornamenti.


Postato da: marinai a 23:21 | link | commenti (1)

 

Presentazioni

1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)

2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne

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