Ci sono affermazioni di una banalità sconcertante, che sono in realtà assolutamente vere. Così vere che chiunque le può riconoscere come tali. E' per quello che poi diventano banalità. (Con questo non intendo dire che ogni banalità racchiude verità assolute; solo alcune).
Una di queste è che la felicità è questione di attimi. Intendo quella felicità assoluta, irrazionale, che ti colpisce così all'improvviso, senza essere legata a qualche evento particolarmente soddisfacente.
Allora pensavo di ricostruire i miei ultimi ricordi in fatto di felicità, e devo dire che il risultato non è incoraggiante.
1. Quattro i cinque anni fa, quando il moroso non viveva ancora assieme a me. Era venuto su da Roma per qualche giorno, in occasione di un raduno tra giocatori di Ultima on Line. Non è successo niente di speciale quel giorno. C'era un sacco di gente, c'è stata una partita a calcetto, una cena in pizzeria. Poi la sera a casa, ero sfinita di stanchezza. Mi son buttata sul letto è ho pensato: la mia vita è questa e ora sono felice.
2. Due estati fa a Sirmione. Sono stata un'oretta buona in un negozietto a scegliere delle miniature di scacchi da regalare a mio padre. Poi, siccome il moroso si era stancato di stare lì dentro ed è uscito mentre io completavo gli acquisti, ne ho approfittato per comprargli di nascosto la miniatura di un soldato medievale con l'alabarda. Durante la strada (lunga) per tornare in albergo ero in stato di grazia.
3. Sempre a Sirmione, la sera successiva. Siamo stati nella piscina termale di fronte al lago fino all'ora di cena e poi siamo andati direttamente al ristorante. Anche lì stessa cosa. I bagni nell'acqua calda delle terme mi avevano lasciato addosso una gran spossatezza, a cena ci avevo pure messo sopra del vino, e mentre tornavamo in albergo, malgrado facessi fatica a mettere un passo dopo l'altro, ero assolutamente e inevitabilmente felice.
4. Al corso di scrittura a Gradara, un'annetto fa. C'era un po' di sole, ero uscita per fare una telefonata. Mi sono resa conto di essere esattamente là dove volevo essere, a fare precisamente quel che volevo fare. Anche allora ero stanca, perché si andava a dormire tardi e poi ci alzava presto e si seguivano le lezioni per tutto il giorno.
5. Ancora non pervenuto.
Risultati parziali: è da un anno che non mi sento nemmeno un po' felice, e questo non va bene.
Inoltre... ogni volta che sono stata felice negli ultimi anni, ero anche stanca.
Forse nell'ultimo anno non mi sono mai stancata abbastanza?
Brevemente.
Stamattina, come ogni giorno, o quasi, vedo il moroso vestito di tutto punto, berretto di lana calato in testa, materializzarsi davanti al letto e pronunciare le fatidiche parole: - Io vado.
Sono fatidiche perché rappresentano il segnale che mi devo alzare. Se non lo accompagno alla porta, accade fatalmente sempre la stessa cosa: dico a me stessa, ancora due minuti, e poi dormo un'altra ora filata. Quindi è deciso che ogni mattina devo accompagnarlo alla porta, come prova del fatto che sono sveglia e intenzionata ad arrivare al lavoro puntuale (o quasi).
Insomma stamane mi alzo al suono delle due magiche paroline, metto la vestaglia perché fa freddo, accompagno il moroso alla porta, lo sbaciucchio un attimo e lo vedo andar via giù per le scale. Richiudo la porta, mi guardo attorno. Piove ed è tutto grigio. Entro in cucina e mi ricordo così che sono rimasti i piatti da lavare. Piove e fa freddo (vorrei sottolineare). Metto su il latte, girello inutilmente per casa pensando a cosa mi devo mettere addosso, do da mangiare alla gatta. E lei vomita.
Alzo il telefono e compongo il numero dell'ufficio. Tanto la mia collega arriva sempre prima delle nove. E infatti risponde.
- Sai che c'è? Che oggi non vengo.
Ah, pace. Saran cazzate ma una volta ogni tanto questi fughini improvvisati dal lavoro sono una meraviglia. Non è come quando programmi un giorno di ferie perché sei stanco, o hai delle commissioni da sbrigare, o vuoi andare via per il week-end. Così è diverso, è come fare fughino da scuola, è proprio rubare un giorno e tenerselo tutto per sé. Una goduria.
Utente 1.
Gli asini volano.
Utente 2.
Non è vero, non volano.
Utente 1.
Certo che volano, basta alzare gli occhi al cielo per rendersene conto. Lo sanno anche i bambini.
Utente 3.
In fondo chi siamo noi per dire cosa è vero e cosa non è vero? Con gli occhi della fantasia tutto può essere vero. Smile che fa la linguaccia.
Utente 2.
Ti sbagli, di asini me ne intendo. Sono specializzato in asinologia e ho decenni di esperienza nel campo: gli asini non volano.
Utente 3.
Suvvia, non litigate ora. Bisogna rispettare le opinioni di tutti. Smile che fa l'occhietto.
Utente 2.
Dire che gli asini volano, non è una opinione, è una affermazione di fatto. Falsa per giunta.
Utente 1.
Io non ho mai detto che gli asini volano.
Utente 3.
Bisogna essere capaci di interpretare, di andare al di là delle parole. Smile che ride. Smile che fa l'occhietto. Smile con i cuoricini.
Utente 2.
Sì che l'hai detto. Quote
Utente 1.
Questa è polemica distruttiva.
Moderatore
Cosa succede qui?
Utente 2.
C'è gente che va dicendo che gli asini volano e pretende di avere anche ragione.
Utente 1.
C'è gente che viene qui sul forum solo per spalare merda contro gli altri.
Utente 3.
Io non c'entro niente eh? Smile che ruota gli occhi. Smile dell'angelo. Smile che rideX3
Moderatore
Ora basta, smettetela. O chiudo il post.
Utente 4.
Scusate se mi intrometto, ma prima che il post venga chiuso vorrei un chiarimento perché non so più cosa pensare. Allora gli asini volano oppure no?
1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
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