Sempre scuola elementare.
9. I marocchini
Mi sono accorta tardi della loro esistenza. All'asilo e nella scuola pulitina della prima elementare non li avevo mai sentiti nominare. Dalla seconda in poi, invece, era tutto un parlare di questi misteriosi marocchini. I marocchini non erano puliti, non avevano voglia di lavorare, rubavano, puzzavano e probabilmente avevano sempre il moccolo al naso. Insomma brutta gente. Il problema però era che io questi marocchini non li vedevo, tutti ne parlavano ma io proprio non capivo chi fossero. Ora non ricordo chi mi aprì gli occhi, ma fu un vero trauma scoprire che marocchina ero io, mio padre, mia madre, mia sorella, e tutta la mia parentela.
Il vantaggio, 30 anni dopo, è che siccome sono arrivati i marocchini veri, la gente l'ha smessa di chiamare così tutti i meridionali... anche se ancora qualcuno lo fa... marocchini, marocchini...
Insegnamento: razzismo: se non lo conosci, fa male. Poi fa male anche quando lo conosci, ma di meno.
10. Il formaggio da grattuggiare
"Bella ciao" era nella hit parade delle canzoncine che ci facevano cantare in coro. Si cantava "Bella ciao" in classe, in cortile durante la ricreazione, quando si andava in gita per il paese tutti in fila per due. Il mio problema con quella canzone è che c'era una parola che non capivo: così come non avevo mai sentito parlare dei marocchini, anche i partigiani mi erano del tutto sconosciuti. Capivo vagamente che quella canzone aveva qualcosa di drammatico e di eroico allo stesso tempo, ma il suo significato complessivo mi sfuggiva. Anche perché, non capendo minimamente la parola "partigiano", l'avevo sostituita con quella più simile presente nel mio vocabolario: "parmigiano". E quindi cantavo tutta convinta di questo povero parmigiano morto per la libertà, chiedendomi perché l'avevano seppellito in montagna, chi era la sua bella e come era fatto il fiore del parmigiano.
Insegnamento: non lo so, ma vien da ridere ogni volta che ci ripenso.
11. I buoni e i cattivi
Durante le ore di storia, finalmente scoprii dell'esistenza dei partigiani e la smisi di farmi dei problemi assurdi sul perchè il parmigiano andasse a morire lassù in montagna. Imparai un sacco di cose sulla seconda guerra mondiale. C'erano questi tedeschi molto cattivi che uccidevano gli ebrei dentro le docce finte, e c'erano i partigiani che volevano scacciarli via. Ovviamente alla fine avevamo vinto noi.
Un giorno discorrevo con mio padre di tutte queste cose che imparavo a scuola e gli esponevo la mia teoria secondo la quale nella storia alla fine vincono sempre i buoni (che ovviamente siamo noi), anche se ero un po' perplessa sulla questione che i tedeschi potessero essere per davvero così cattivi. Perché avevo conosciuto dei bambini tedeschi in campeggio e a me sembravano del tutto normali. Mio padre con molta pazienza mi spiegò nell'ordine:
a) che la guerra veramente noi l'avevamo persa;
b) che l'italia era stata alleata della germania;
c) che non tutti gli italiani erano partigiani;
d) che c'entravano anche gli americani che ci avevan dato una mano a liberare l'Italia.
Insegnamento: la storia è una faccenda assai complessa.
12. Ancora quei maledetti temi
La maestra chiamava sempre qualcuno alla lavagna per fare la correzione collettiva dei temi. Sceglieva sempre uno dei temi migliori. Io ero sempre alla lavagna.
Un giorno una compagna di classe mi chiama da parte per dirmi una cosa. Non la scorderò mai. Era una bambina alta, mora, che portava sempre le gonne al polpaccio e i capelli lisci a caschetto. Insomma mi chiama da parte e tutta convinta mi fa: Allora, ti devo dire una cosa. Noi (notare l'uso del plurale) non ti chiamiamo mai a giocare, ma non è perché ci stai antipatica. E' che tu fai i temi belli e la maestra chiama sempre te alla lavagna. E questo a noi non sta bene.
Insegnamento: vola basso, vola basso, vola basso (dove l'ho già sentita questa?).
Fine (perché poi, quando cominci la scuola media, entri che sei bambino, esci che non lo sei più. Hai perso l'innocenza e manco te ne sei accorto).
Partecipanti:
- l'amministratore
- la signora bene proprietaria di un appartamento sfitto; tailleur, foulardino; imbazzata con l'amministratore
- tizio sulla sessantina in rappresentanza della vecchia zia
- studentessa che vive nell'appartamento di proprietà della sorella maggiore
- ottantenne malaticcio che fruga nei bidoni della spazzatura ogni mattina, abita sotto il mio appartamento. la signora bene sostiene che sia un simulatore: fa una vita da barbone ma è pieno di soldi (almeno questo dice lei)
- me medesima
Oggetto: discussione preventivi lavori straordinari
Prologo: me medesima sapeva bene di dovere cacciare qualche soldino, ma aveva ricevuto rassicurazioni sul fatto che si sarebbe fatto tutto in estrema economia. Indi mi presento alla riunione pacifica e tranquilla. Torda come pochi al mondo possono essere.
Iniziano le danze.
L'ottantenne malaticcio esordisce dicendo che si sente male e che vorrebbe andare a casa. Chiede quindi di parlare per primo. Solleva una serie di questioni del tutto assurde e inventate.
L'amministratore risponde cortesemente e pazientemente.
Infine il vecchietto si scusa tanto, dice che da quando ha perso la moglie non ci sta più con la testa. Poi chiede il permesso di andare via. Si alza, parla nuovamente della moglie e inzia a piangere. Lascia la stanza in lacrime sotto gli sguardi di compatimento di tutti.
La signora bene scuote la testa, l'amministratore si tuffa nei suoi conti, il tizio in rappresentanza della zia guarda per aria, la studentessa giocherella con il cellulare.
Uscito il caso pietoso nessuno fiata.
Poi vengono distribuiti i fatidici preventivi.
Io li guardo, poi li guardo un'altra volta, e poi una terza. Penso: ok è uno scherzo. Forse questi numeri non sono da sommare.
Capisco che non è uno scherzo. Giro il foglio. Ebbene sì, tutte quelle cifre erano da sommare. Guardo la tabellina con le spese divise per proprietà. Leggo la cifra che sta a fianco del mio nome. Ok, deve essere per forza uno scherzo.
La discussione procede tra pavimenti in cotto, campanelliera in ottone, citofoni. Seguono telefonate alla ditta appaltatrice per verifica. Segue lungo e inutile dibattito sulla eventuale sostituzione del cotto con porfido. Altre due telefonate. La signora bene è molto informata, sa tutto, parla di cose che non riesco ad afferrare. Vuole sapere se io sono d'accordo a cambiare il cotto con il porfido. Le rispondo che, in tutta sincerità, non me ne frega un accidente. La signora si offende. Cerco di rimediare dicendole che non me ne intendo, che mi fido del suo gusto, e che delego totalmente a lei la scelta, visto che il costo non varia.
Intanto continuo a fissare come un'ebete quelle cifre e mi ripeto. E' uno scherzo. Aspetto con fiducia il momento in cui la proposta verrà messa ai voti in modo da potere obiettare: io quei soldi proprio non li ho, ci farò la figura della pezzente, ma chi se ne frega. Scruto negli occhi uno a uno tutti i partecipante, amministratore compreso e mi dico: no, non possono obbligarmi a una cosa simile.
Tutti continuano con i loro discorsi. Il cortile, le cantine... le cantine? Dico: ehi, io non ho cantina! C'è un errore nei conteggi, l'amministratore scala dal mio conto la spesa per il punto luce in cantina. Sono 150 euro in meno... praticamente una goccia nel mare.
Non arriva nessun momento della votazione, i maledetti a quanto pare sono tutti d'accordo, non battono ciglio, guardano quelle cifre come fossero spiccioli e con molta classe non mostrano alcun turbamento.
Io sto per esplodere. Chiedo la parola. Balbettando dico che io non sarei mica tanto d'accordo, non tanto per i lavori in sè che saranno anche da fare, ma io quella cifra non la posso tirare fuori.
Momento di silenzio. Gli stessi sguardi di compatimento che prima erano stati diretti verso il vecchietto in lacrime, ora sono tutti per me.
L'amministratore mi spiega, cercando di usare tatto, che non mi posso opporre in nessun modo.
Mi vengono gli occhi lucidi, inghiotto la saliva due o tre volte. Riesco a non scoppiare in lacrime, mentre l'amministratore con tono paterno mi dice che non mi devo preoccupare, che poi ci metteremo d'accordo io e lui, che bastano dieci minuti e si va in banca, fino a sessanta rate non ci sono problemi.
Comincio vagamente a capire la situazione. Penso al vecchietto che fruga tutti i giorni nel bidone della spazzatura. Non so se abbia davvero come dicono i soldi nascosti, ma so per certo che lui quelle spese non le pagherà. Forse morirà prima della fine dei lavori. O forse arriverà qualcuno a pignorare la sua casa. Ma io non sono un vecchietto fuori di testa e in qualche modo quei soldi li devo trovare. Giusto? Sono un membro per bene di questa società, non un elemento marginale, escluso, schizzato, fuori... o no? Comincio ad avere dei dubbi.
Farò una cosa molto normale, di quelle cose che fanno le persone normali, membri di questa società, bene inseriti nel loro mondo. Andrò in banca a spiegare al primo impiegato che mi serve un prestito. Qualcuno mi dirà che il prestito me lo posso scordare, non essendo io dotata di stipendio a tempo indeterminato. Risponderò che malgrado ciò sia vero, sono per mia fortuna dotata di padre in grado di farmi da garante.
Poi pagherò questi lavori in due anni, forse in tre.
Ogni mattina rivolgerò un discorsetto suadente al mio controsoffitto: lo so caro che non ne puoi più, che stai per crollare e vorresti essere al più presto demolito e riposare in pace. Stavo cercando di provvedere ma purtroppo, una banda di manigoldi mi ha fregato. Ti tocca resistere ancora qualche anno. E vedi di farcela perché se mi crolli sulla testa io sono finita.
Oppure forse vendo la casa, faccio le valigie e vado a cercare fortuna all'estero. Potrebbe essere una soluzione.
Signora alla fermata urla all'autista: - Scusiiiiii ... io devo andare al pilastro.
Autista urla alla signora: - Deve prendere il 20.
Signora: - Ma passa?
Autista: - Certo che passa.
L'autista chiude le porte e riparte. Comincia a parlare da solo ad alta voce: - Passa? Ma che razza di domanda. Certo che passa! Passa? Ma robe da matti. Passa chiede lei! E certo che passa...
Il monologo di protrae fino alla fine del ponte di San Donato. Un'auto svolta a sinistra e taglia la strada all'autobus. Frenata improvvisa. Passeggeri che ondeggiando in avanti aggrappandosi alle maniglie. L'autobus si ferma, rinculo e onda di ritorno. L'autista apre le porte.
- Scemooooo ! Ma sei scemo lo sai!
Chiude le porte, avanza due metri, fermata successiva, riapre le porte. Intanto continua: - E' scemo o no quello lì? Eh? No ditemelo voi. Che poi se usciva dalla macchina si beccava anche uno scappellotto. Scemoooo.
Le gente che sale si guarda attorno stranita perché non capisce chi sia lo scemo.
Ragazza in piedi: - Non passava mai l'autobus.
Vecchietto: - E ma questo c'è ogni quindici minuti, mica sempre.
Ragazza: - Sì ma io ieri mattina...
Segue lungo discorso rivolto al vecchietto e alla sottoscritta per spiegare che lei ieri ha preso il bus alle 8.50 e in 5 minuti è arrivata in fiera, ma oggi alle 8.50 l'autobus non sarebbe passato, quindi lei ora è in ritardo, e quindi avrebbe chiamato la mamma al cellulare per dirle che oggi in regione non ci andava, ma la mamma le avrebbe detto che doveva andarci per forza perché oggi c'era Errani, che, mi spiega la ragazza, è quello della regione. (Sto ancora cercando di capire cosa mai dovesse fare questa tipa, ma non ho trovato una spiegazione sensata, forse qualche incontro pubblico).
Ragazza termina la sua lunga spiegazione.
Vecchietto: - Sì ma oggi c'è un gran traffico.
Ragazza, con aria furbetta da persona informata: - E' perché hanno chiuso l'autostrada.
Vecchietto: - Perché?
Ragazza: - Perché c'è uno all'autogrill di Casalecchio che dice che si fa saltare in aria. (Tutto vero, sta in prima pagina su Repubblica on line)
Vecchietto: faccia incredula.
Ragazza: - Sì sì, è vero. Dice che ha la dinamite addosso. E comunque io sono in ritardo e ... (ricomincia il delirio della regione, della telefonata della mamma, dell'autobus che non è passato ecc. ecc.).
Io mi alzo, auguro buona giornata al vecchietto e alla ragazza trafelata, mi dirigo verso l'uscita. Alla fermata scendo, il vecchietto è dietro di me. Siamo per strada, lui si avvicina e mi dice:
- Allora? L'ha sentito lei che problema aveva quella?
Dico: - No, mi sono alzata che stava ancora parlando.
Vecchietto: - Dice che stamattina non ha fatto in tempo a leggere l'oroscopo
Allargo le braccia. Sguardo di intesa tra me e il vecchietto.
Lui dice: - Fossero quelli i problemi.
Io dico: - Eh già.
Vecchietto va via perplesso: - Ha capito? L'oroscopo... mah
Io faccio ciao con la manina ed entro in ufficio.
Fine.
Ed erano solo quindici minuti.
1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
In ordine sparso
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