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venerdì, 27 gennaio 2006
Tutto quello che ho imparato a scuola/2

Dalla seconda alla quinta elementare, scuola nuova, a tempo pieno, sperimentale.

4. Una coda bionda
Il primo giorno nella scuola nuova ero seduta in una delle ultime file. La cattedra stava laggiù, oltre una selva di teste. Tra tutte quelle teste una in particolare mi disturbava: una bambina bionda con i capelli legati a coda di cavallo; non stava ferma un attimo, continuava a fare ciondolare quella coda di qua e di là. All'intervallo mi era venuto il torcicollo e avevo maturato una certezza: quella coda bionda mi avrebbe creato dei problemi. Avevo pienamente ragione perché quella bambina diventò la mia nemica numero 1.
Insegnamento: fidati del tuo istinto.

5. Gianni
Somigliava in modo straordinario a Biagio. Non mi rompeva i colori ma mi inseguiva durante l'intervallo cercando di prendermi in braccio, e cantava continuamente "mi hanno fatto innamorare gli occhi verdi di tua madre".
Insegnamento: se ti filano dietro hanno sicuramente il moccolo al naso.

6. Degli errori
Si scrivevano ancora i pensierini, ma ci eravamo un po' evoluti e li chiamavano temi. La maestra sceglieva i migliori, li ricopiava dal quaderno alla lavagna e poi ci chiamava per fare la lettura e la correzione davanti a tutta la classe. Una volta avevo scritto una favola. Non ricordo molto, se non che c'era una principessa che assieme al suo amato andava dal padre a chiedere il permesso di sposarsi. Ero lì alla cattedra e mentre la maestra finiva di ricopiare il mio temino alla lavagna vidi una cosa orrenda. C'era scritto più o meno questo: "Così andarono dal papa della principessa a chiedere il consenso per il matrimonio". Dal papa? Non ero assolutamente disposta ad ammettere di avere fatto un errore così cretino, così mentre la maestra finiva di ricopiare e poi iniziava la lettura ad alta voce mi sono inventata una storiella. Quando arriviamo al fatidico punto e la maestra dice: "qui c'è un errore, manca l'accento", io tutta convinta le dico: "No no, va bene così. Lei era una principessa, e aveva il suo papa personale. Era lui che doveva dare il permesso per il matrimonio".
Devo dire che la maestra è stata clemente. Si è limitata ad alzare un sopraciglio e ha fatto un gesto vago con la mano, come a dire: ma che sciocchezza. E poi ha messo l'accento là dove andava, mentre io speravo ardentemente nell'apertura di una profonda buca sul pavimento per poterci scivolare dentro al più presto
Insegnamento:  ci sono situazioni in cui ammettere i propri errori è davvero l'unico modo per salvare la faccia.

7. L'Adriana
L'Adriana è stata la mia maestra fino alla metà della terza elementare. Era buona e grassa. Sorrideva sempre e io le volevo molto bene. Era amica dei miei genitori e certe volte io e mia sorella passavamo il pomeriggio a casa sua. Ebbe un ictus andò in coma. Quando i miei genitori mi dissero cosa era successo io non riuscivo bene a cogliere l'essenza della situazione. Capivo dalla loro faccia che si trattava di qualcosa di molto grave, e quindi mi regolavo di conseguenza, ma la tragedia non mi sfiorava. Dopo qualche giorno, o forse qualche settimana, l'Adriana morì. Andammo al funerale con tutta la classe. Era la prima volta che andavo in un cimitero e dopo la cerimonia mi misi a correre e a giocare tra le tombe. Capivo bene che eravamo lì per lei, ma dentro di me non riuscivo proprio a trovare un nesso tra la mia maestra dolce e sorridente e quell'evento così triste e noioso.  A scuola mandarono una supplente, ma la cosa non mi sembrava per niente clamorosa: mi aspettavo in qualche modo che da un momento all'altro l'Adriana sarebbe entrata in classe e si sarebbe messa la suo posto dietro la cattedra. Poi un giorno, senza un motivo particolare, fissando la porta dell'aula, capii come stavano le cose: non sarebbe mai più passata da quella porta.
Insegnamento: le persone morte non ritornano.

8. Aspettative
La proprietaria della coda bionda si chiamava Elisa ed era la vera leader della classe. Era lei a decidere a cosa si giocava e quali erano le regole. Qualsiasi cosa facesse era ben fatta e nessuno osava contrapporsi. Nessuno tranne me che ero intollerante per principio a qualsiasi forma di prepotenza e forse anche un po' invidiosa di tutta la sua perfezione. Lei era il prototipo della bambina carina, con il grembiule sempre pulito, le orecchie forate e gli orecchini d'oro, le fossette nelle guancie quando sorrideva.
Un pomeriggio durante la ricreazione mi trovo chissà come da sola con lei. Dice: "facciamo il gioco delle signore che ricevono per tè". C'era nel cortile della scuola una piccola aiuola con l'erba bassa e bruciacchiata al centro e un angolino solo di erba verde. Lei tutta convinta dice: "questo pezzo con l'erba bassa è la mia casa, l'altro è la tua". Sì figuriamoci, penso io. Quella si prendeva tre quarti dello spazio per farci la sua casa e a me lasciava solo un angolino. Così le dico che quella suddivisione non era per niente giusta e ci mettiamo a litigare. Passiamo dalle parole alle mani e via di graffi, calci e tirate di capelli. Miss perfezione a un certo punto si mette a frignare che le avevo fatto male e in quel momento, attirata dagli strilli, arriva la maestra, che si precipita sulla bambolina piangente chiedendo cosa stava succedendo. Poi si gira verso di me e tutta incazzata dice: "ah, da te proprio non me l'aspettavo". Ma come? Da lei sì e da me no?
Insegnamento: quanto più alte sono le aspettative che le persone hanno nei tuoi confronti, tanto maggiori saranno le colpe che ti saranno attribuite se qualcosa va storto. (Certo avrei anche potuto trarne un insegnamento diverso, del tipo: il pianto paga, ma sinceramente non mi è passato nemmeno per l'anticamera del cervello. Che la maestra fosse un po' stronza invece sì)

[segue]


Postato da: marinai a 13:07 | link | commenti (3)

giovedì, 19 gennaio 2006
Intermezzo

Dottore: Perché ha smesso di prendere le medicine?
_             Perché stavo bene
Dottore: Non ci siamo capiti
_             Cos'è che non ho capito?
Dottore: Se lei ha la polmonite, prende gli antibiotici guarisce e torna come prima. Ma lei non ha la polmonite, ha l'asma, quindi non torna come prima e le medicine deve continuare a prenderle.
_           Per quanto tempo?
Dottore: Per sempre...
_             Come per sempre... ?
Dottore: Per sempre!
_             Ma com'è possibile. Uno sta bene e da un giorno all'altro gli viene una malattia cronica e se la tiene per tutta la vita?
Dottore: Eh già
Dottore: Ma lei fuma?
_             Sì...
Dottore: Ecco, se lei prendesse in considerazione l'idea di smettere di fumare, magari tra qualche anno la situazione potrebbe anche migliorare.
_            Capisco...
Dottore: Nel frattempo le facciamo qualche analisi, poi torni tra sei mesi a farsi controllare. Intanto le prescrivo il farmaco.
_            Va bene.
Dottore: Ecco ora glielo scrivo anche qui: PER SEMPRE!
_            Sì, così non posso fare finta di non aver capito
Dottore: Esatto.
_             Va bene, allora vado...
Dottore: Arrivederci.
_            ... per sempre

Per sempre non l'ho detto nemmeno per amore, e invece guarda qui, tocca dirlo al Simbicort: io e te, tu e io, per tutta la vita.
*Piange*


Postato da: marinai a 12:32 | link | commenti (7)

venerdì, 13 gennaio 2006
Tutto quello che ho imparato a scuola/1

Prima elementare: una scuolina tradizionale dove si andava con il grembiule. Io portavo una buffa pettinatura corta con la riga da una parte.

1. Le operazioni
La maestra per farci imparare ben bene le addizioni ci affidava compiti di questo genere: trovare tutte le addizioni che danno il numero 10, o il numero 8, o il 9. Era sottointesto addizioni di due soli addendi, a sei anni non si può pretendere di più. Io mi applicavo molto sul quaderno a quadretti e mettevo in colonna tutte le operazioni che riuscivo a trovare:
8+2=10
5+5=10
1+9=10
... e così via.
Un giorno mentre stavo facendo questo compito a casa mia madre viene e sbirciare e mi dice: - Ora ti insegno una cosa.
Prende dieci pastelli colorati e li mette tutti da una parte. Dall'altra ci mette una scatola vuota. - Ecco vedi, cominci così: quanti pastelli ci sono da questa parte? Dieci. Quanti pastelli ci sono nella scatola? Zero. Allora la prima operazione è: 10+0=10. Poi prendi un pastello e lo metti nella scatola. Quanti colori sono di lato e quanti nella scatola? 9+1=10. Poi ne prendi un altro e lo metti ancora nella scatola. 8+2=10.
Una figata insomma. Una volta capito il meccanismo si poteva fare il compito alla svelta, senza fatica, e soprattutto azzeccare tutte le operazioni, senza lasciarne indietro nessuna. Il mio quadernetto si è riempito di una sfilza di 10 e lode. Finché un giorno la maestra me l'ha consegnato senza voto e mi ha detto: - Sì però così non vale, hai scoperto un trucco.
Da quel giorno non ci ha più dato il compito, e io ho capito che avrei dovuto farmi più furba. Se invece di mettere le operazioni in ordine le avessi mescolate un po' ci avrebbe messo più tempo per capire come facevo.
Insegnamento: mai far capire alla maestra che ne sai più di lei.

2. I pensierini
Per imparare l'italiano si scrivevano i pensierini liberi sul quaderno. Essendo in prima elementare il livello dei componimenti era più o meno questo: "La mamma è bella"; "Il sole splende", "La maestra è buona". Per quanto fossero semplici si faticava un bel po' a comporre tutte quelle parole per bene, senza errori e senza fare i buchi nel quaderno con la gomma da cancellare.
Si vede che io già da allora avevo in mente di essere una grande scrittrice, e stufa dei soliti pensierini soggetto, verbo e complemento, mi volevo lanciare in una operazione alquanto ardita. Il pensierino da comporre era questo: "Ieri sera la mamma mi ha insegnato a lavorare a maglia".  Che fatica è stata! Ho sbuffato china sul quaderno per un tempo che mi è sembrato lunghissimo. Alla fine il risultato è stato il seguente: "Ieri sera la mamma mi a insegnato ha lavorare ha maglia". La questione del verbo avere e dell'acca ancora non mi era chiara.
Io ero abituata a scrivere pensierini perfetti, che la maestra mi restituiva senza un segno rosso e un bel 10 scritto grande (certe volte ci metteva pure il punto esclamativo). Quando ho visto lo scempio di ben tre segnacci rossi sul mio quaderno non mi pareva vero. Che orrore.
La mia piccola cosolazione l'ho avuta perché poi mia mamma andò a parlare con la maestra e mi riferì che lei aveva capito che io mi ero impegnata a scrivere un pensiero parecchio elaborato per la mia testolina di seienne e che proprio per quello avevo fatto tutti quegli errori. Però fu un trauma lo stesso.
Insegnamento: vola basso.

3. Biagio
Biagio era seduto nel banco davanti al mio. Era brutto, aveva sempre il moccolo al naso e diceva di essere innamorato di me. Si girava sempre verso il mio banco e mi faceva le dichiarazioni con tanto ardore che nel frattempo mi spezzava una a una tutte le matite colorate. Non lo sopportavo. Quando l'ho detto alla mamma lei è andata subito a lamentarsi. Biagio ha smesso di farmi le dichiarazioni e i suoi genitori mi hanno comperato una scatola di matite colorate. Io ero molto contenta di avere una scatola di colori nuovi, ma c'era un problema: non mi sembrava giusto. Siccome già da allora ero disordinata e pasticciona avevo già perso e rovinato un sacco di colori, Biagio si era limitato a spezzarne quattro o cinque completando il lavoro. Insomma mi sentivo in colpa e mi sembrava di avere ottenuto quella scatola nuova con un imperdonabile inganno.
Insegnamento: non cercare di approfittare delle situazioni, purtroppo non ci sei tagliata e ne ricavi solo dei sensi di colpa.

(continua)

 


Postato da: marinai a 14:00 | link | commenti (7)

 

Presentazioni

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