L'inverno scorso, un bel giorno, il mio telefono ha smesso di funzionare. Le ripetute chiamate, mie e del moroso, al servizio 187, hanno prodotto i seguenti effetti:
giorno 1: niente
giorno 2: niente
giorno 3: smette di funzionare anche l'adsl
giorno 4: niente
giorno 5: il mio telefono riprende a funzionare, ma non è il mio. Riceviamo chiamate continue per una certa signora Rita e spieghiamo a tutti i suoi amici/conoscenti/parenti che per motivi misteriosi il numero di telefono della signora Rita, suona a casa nostra.
giorno 6: come sopra; l'ultimo operatore del 187 contattato, dopo un lunga e tesa telefonata durante la quale cercavo di spiegare la situazione, mi sbatte il telefono in faccia urlandomi: "lei evidentemente non capisce niente!" [giuro è tutto vero].
giorno 7: incontro ravvicinato del terzo tipo (telefonico) con la signora Rita. Gentilmente mi informa che il suo guasto è stato riparato. Mi narra di avere una madre ultranovantenne malata a letto, e di avere minacciato gli operatori Telecom di feroci denunce. Due ore dopo riceve visita a casa del tecnico e il guasto è riparato
giorno 8: niente, non avendo malati in casa sono a corto di argomenti per potere emulare la signora Rita
giorno 9: mi reco disperata a una delle sedi telecom della mia città. Un giovane portiere mi accoglie con amorevole premura, spiegandomi che riceve ogni giorno persone nella mia condizione, ma che lui purtroppo non ha il permesso per farmi salire in nessuno degli uffici del gigantesco palazzo che custodisce. Mi fornisce però del numero di un misterioso centralino.
giorno 9: al numero fornito dal gentile giovane portiere non risponde nessuno. Reperisco dall'elenco telefonico tutti i numeri delle sedi telecom della mia città e provo a comporli. Non risponde nessuno, oppure è occupato, oppure ascolto snervanti messaggi registrati. Infine mi risponde qualcuno da Milano che mi passa un fantomatico ufficio reclami, dove una signorina gentile, che però non si qualifica nè mi fornisce istruzioni su come richiamarla, registra tutta la mia storia e conclude dicendo: "il protrarsi del guasto è evidentemente colpa nostra, le attivo una procedura di urgenza".
Nel frattempo quelli del servizio adsl mi informano di non essere in grado di intervenire se prima non viene riparato l'altro guasto, quello alla linea telefonica. Mi chiedono di richiamarli quando ho il telefono funzionante. La domanda: "scusate, ma siete la stessa azienda, perché devo essere io ad avvisarvi, non lo sapete da soli quando mi avete riparato il guasto?" resta ovviamente priva di risposta.
giorno 10: il mio telefono funziona!
giorno 11: anche l'adsl funziona.
Due settimane dopo cambio gestore telefonico.
Qualche sera fa ricevo una telefonata da un giovane che mi informa che Telecom ha per me delle fantastiche offerte promozionali al fine di convincermi a tornare ad essere loro cliente. Mi offrono internet gratis fino alla fine dell'anno, una serie infinta di tariffe vantaggiose, perfino un telefono cordless in regalo. Ascolto con attenzione e poi cerco di spiegare che possono pure venire a farmi il caffè a casa tutte le mattine, ma io con Telecom non ci torno. Questo è l'ultimo brandello della conversazione:
Io: insomma a me pare assurdo che una azienda seria come Telecom affidi l'unico punto di contatto con i clienti a un servizio che non funziona e dove lavorano persone non preparate e pure maleducate
Lui: ah, io non direi proprio che Telecom è un'azienda seria!!!
Io: ...
Lui: oh senti guarda, ora te lo dico. Sono tre settimane che faccio queste telefonate e ho sentito delle cose terribili. O la gente mi racconta un sacco di balle, oppure questi della Telecom sono proprio dei ***** (censura)
Direi che si commenta da sè...
Ho deciso che le scarpe sono un ottimo argomento di conversazione.
(Dite di sì e non contradditemi).
Dunque... sabato si è sposato il mio cuginetto. Con il mio solito elevatissimo senso dell'organizzazione venerdì pomeriggio non avevo ancora deciso cosa mettere addosso. Ora io non sono proprio il tipo di persona che si precipita a spendere centinaia di euro in inutili abiti da cerimonia. Però un minimo di decenza vuole che non si vada a omaggiare gli sposi vestiti da pezzenti. Quindi venerdì, mentre mi svagavo in ufficio in attesa dell'ora di uscire mi pongo la fatidica domanda: che mi metto? Faccio mente locale e decido che più o meno potevo mettere assieme qualcosa di decente, fatta eccezione per le scarpe.
Esco dal lavoro verso le cinque pensando a come rimediare un certo paio di scarpe nel giro di due ore, senza perdermi in infiniti e insopportabili giri nei negozi del centro. Un paio di ballerine bianche sarebbero state l'ideale. Ferma a un semaforo mi casca l'occhio in un negozietto di periferia. Non vedo benissimo la vetrina ma a naso mi pare di cogliere vagamente qualcosa che somiglia a un paio di ballerine bianche. Salto sul marciapiede con lo scooter, scendo, tolgo il casco e vado a vedere. Era uno di quei negozi che vendono scarpe da vecchia zia. Questi negozi hanno un grande vantaggio: se sei così fortunato da trovarci un modello decente (che non sia troppo vecchia zia, appunto), di solito puoi contare sulla comodità e sulla qualità. Si sa, le vecchie zie hanno i piedi delicati.
Le ballerine bianche erano lì, precise precise a come le volevo io. Culo.
Entro e sveglio un ometto mezzo sordo e mezzo addormentato. Per la serie: i commercianti in questo periodo devono fare grandi affari. L'ometto si scusa e mi dice che ora va a chiamare il titolare che era andato a prendere il gelato. Il titolare arriva di corsa, tutto gentile, scusandosi. Io gli dico cosa mi serve, già tremando perché temevo di non trovare il numero. Invece eccole lì, le mie ballerine di vernice bianca, con la suola in vero cuoio, numero 38, a soli 27 euri. Il signor titolare pur essendo giovane era uno di quelli vecchio stampo, che ama fare due chiacchiere con i clienti e disposto a farti provare anche 20 paia di scarpe. Quindi senza che io gli dicessi niente, mentre mi rimiravo le ballerine bianche allo specchio, ne tira fuori un altro paio e mi dice: - Le abbiamo anche così.
Prendo in mano la scarpa che mi stava mostrando e la studio con aria perlpessa.
Vi è mai capitato di avere un paio di scarpe, o una borsa, o una cintura, argentate o dorate? Di quelle che a forza di usarle perdono la doratura e diventano grigine chiare con qualche piccola macchia del colore orginario? Beh quelle ballerine erano esattamente così. Grigine con un paio di spruzzature d'oro.
Mi rigiro la scarpa tra le mani, senza dire niente e il signor titolare viene in mio soccorso: - Sono fatte apposta così eh? Sporcate in oro.
Wow, vi rendete conto? Scarpe nuove sporcate. Ma mica sporcate di fango eh? Sporcate in oro!
Deve essere una evoluzione di quelle scarpe da tennis costosissime che avevo visto in estate in una vetrina e di cui avevo già parlato qui.
La mia faccia doveva essere decisamente poco convinta, tant'è che il tipo si è preso la briga di insistere. - Sono come queste, vedi?
E mi invita a guardare le sue di scarpe.
Indossava qualcosa che poteva inequivocabilmente essere catalogato come vecchia scarpa da tennis in pelle consumata. E invece no, che ti credi?
- Queste non sono mica vecchie - mi spiega ancora il tipo - Sono nuovissime, fatte così apposta.
Alla fine mi sono tenuta stretta le mie ballerine di vernice bianca, intatte.
Sarò fatta strana ma le scarpe preferisco sporcarle da me.
Per la cronaca sono partita da Bologna con le mie stupende scarpe nuove, in tenuta assolutamente estiva, visto il tempo che faceva. Sono arrivata a Milano sotto il diluvio universale, con un freddo da battere i denti. Il mio cuginetto era bellissimo e tanto emozionato. Ho pianto un pochetto e poi me ne sono tornata a casa, saltando di pacca il ricevimento e l'abbuffata generale. Mi sono buscata il raffreddore con annesso mal di gola. Però è stato bello.
[...]
Lo so del mondo e anche del resto,
lo so che tutto va in rovina...
ma di mattina, quando la gente dorme
col suo normale malumore,
può bastare un niente,
forse un piccolo bagliore,
un'aria già vissuta, un paesaggio, che ne so...
E sto bene
sto bene come uno che si sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia se mi capita così...
E' come un'illogica allegria
di cui non so il motivo, non so che cosa sia...
E' come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente...
[...] G. Gaber - Illogica Allegria
Sì, lo so, di solito uso le mie di parole, ma oggi, appunto, va così...
Mi piacerebbe essere una moschina per infilarmi nelle case degli altri il lunedì mattina. Sono troppo curiosa di sapere se le persone meglio organizzate di me riescono a rendere non dico piacevole, ma per lo meno non traumatico, l'inzio della settimana.
Oggi da me è andata così.
Sessione I: La cucina
Ritengo che gli oggetti abbiano la facoltà di trasformarsi nella notte tra la domenica e il lunedì. Domenica sera prima di andare a dormire sono andata a bere un bicchiere d'acqua. Quel che c'era in cucina erano due piatti sciacquati nel lavello e qualche macchia di pomodoro sui fornelli. Niente di straordinario. Il lunedì mattina la cucina in quelle stesse identiche condizioni mi è sembrata un inaccettabile trionfo di disordine e sporcizia. Quasi da farmi desiderare di saltare la colazione.
La colazione... il succo di frutta era finito. Questo si sapeva già da ieri. Ma la domenica sera l'assenza di succo di frutta nel frigorifero è un fatto di nessun rilievo, meritevole al massimo di un appunto sulla lavagna delle cose da fare e da comprare. Il lunedì mattina si trasforma in una tragedia di proporzioni immani.
Aggiungiamo anche che era finito il caffè, quello normale, e che ho dovuto ripiegare sul deca.
L'unica che è andata bene è stata la caccia al merendino: un solo saccottino superstite in fondo alla scatola, uno solo ma c'era.
Sessione II: Il bagno
Qui per fortuna niente da ridire. Sapone, pettine, spazzolino e dentrificio miracolosamente al loro posto. Lenti a contatto, flacone del liquido, asciugamani pulite. Insomma quasi una casa come si deve. La cosa che non funziona per niente però è la mia faccia. E i miei capelli. Ci litigo per una ventina di minuti buoni e mi maledico perché dovrei smettere di rimandare l'incontro con la parrucchiera.
Sessione III: L'armadio
E qui le cose si fanno difficili. Adocchio un paio di pantaloni bianchi e una maglietta nera, e fin qui sembra andare tutto bene. Apro il cassetto della biancheria per cercare un paio di mutande bianche, preferibilmente di quelle senza le cuciture. I pantaloni bianchi, si sa, sono tutti un po' trasparenti. C'è chi si dota di apposita biancheria con il filo interculare (come diceva sempre un mio amico), ma io sinceramente aborrisco l'articolo. Divagazioni a parte, il cassetto della biancheria è pieno di mutande, ce ne sono di lisce senza la cucitura, ce ne sono di pizzo, ce ne sono addirittura di raso. E sono tutte dannatamente nere. Ricordo di avere fatto la lavatrice il giorno prima, mi precipito davanti allo stendino. Niente da fare, ho fatto la lavatrice della roba scura. Ancora mutande nere. Tutte quelle bianche, a quanto pare, sono tristemente abbandonate nel cesto della biancheria sporca.
Ok, niente pantaloni bianchi. Vediamo cosa offre la casa. Ci sono quelli blu. Peccato che con la maglietta nera ci stanno uno schifo. Cerchiamo una ulteriore maglietta. Ce n'è una sola lavata, stirata e piegata che mi fa l'occhiolino. Però è verde. Verde e blu fa schifo. Ritorno davanti allo stendino. Inutile: giustamente lì ci sono solo altre magliette nere, o verdi, o bordò. Quelle bianche, che potevano andare assieme ai pantolini blu, sono a fare compagnia alle mutande.
Ripiego su un paio di jeans vecchiotti e che odio. Avrei anche potuto indossare una gonna, tanto per cambiare, di quelle ce ne sono almeno quattro belle appese nell'armadio. Peccato perché ho saltato la seduta di depilazione bisettimanale. Giusto una piccola dimenticanza, come la lavatrice sbagliata.
In tutto questo frenetico schizzare da una stanza all'altra cercando di non uscire di casa con tremila ore di ritardo noto nell'ordine: un puzzolente posacenere vuotato ma non lavato, il cellulare spento perché ovviamente ho scordato di metterlo in carica, il gatto che dopo aver mangiato vomita sul pavimento, una lettera urgente che avrebbe dovuto essere spedita la settimana scorsa, un post-it giallo che mi ricorda di telefonare al commercialista, un mazzo di fotocopie che avrei dovuto leggere durante il fine settimana, ma che non ho toccato. Ora tutto questo era lì' anche domenica sera. Solo che domenica sera era parte del naturale disordine della mia casa, e lunedì mattina è diventato tutt'altro, una specie di mostro tentacolare pronto a strangolarmi. In tutto questo il moroso si è aggirato per casa come un fantasma, cercando di parlare il meno possibile, come se stesse maneggiando una bomba in procinto di espodere.
Ora se qualcuno volesse gentilmente offrirsi per darmi lezione di sopravvivenza al lunedì mattina, ne sarei davvero felice.
Tanto tempo fa (ma tanto eh), una sera girellavo nel pressi del mio liceo assieme a un paio di amici. Ai giardinetti c'era una festa e ci siamo avvicinati per vedere. C'era un po' di gente, dei banchetti e dei cartelli. Era una roba di una qualche organizzazione cattolica (probabilmente cl). Mi metto a curiosare un po' in giro quando si avvicina una tizia: capelli corti, jeans e lacoste bianca, scarpe da ginnastica.
- Ciao! - mi dice.
- Ciao... - rispondo.
- Senti vuoi venire questo fine settimana al nostro raduno in montagna?
- ...
- Sì dai, è bello!
- Scusa, io non vi conosco nemmeno
- Non importa, siamo tutti amici!
Siamo tutti amici. Mi sono domandata che razza di idea dell'amicizia avesse questa gente. Una cosa che si può comprare un tanto al chilo al supermercato, a quanto pare.
Me ne sono sempre stata alla larga dalle organizzazioni giovanili cattoliche. A me questa cosa del siamo tutti amici, come fosse un assioma, non mi ha mai convinto.
Con il passare degli anni questa ipocrita concezione di amicizia me la sono trovata davanti in molte occasioni e ultimamente la ritrovo sempre più spesso su internet e tra i giovani. E la cosa mi inquieta.
Io gioco on line (a world of warcraft), assieme a un gruppo di altri italiani organizzati in una gilda, con tanto di sito web e forum. Leggo nella loro presentazione che si tratta di una gilda dove tutti sono amici. E già qui mi domando: io non so nemmeno chi sei, però, il fatto stesso che entro a fare parte di questa organizzazione formale, divento immediatamente amica tua? e tu amico mio? Mah.
Poi c'è la fobia del forum. Il forum che dovrebbe servire per discutere del gioco, per organizzare le cose da fare, per discutere, deve necessariamente essere tenuto pulito da qualsiasi accenno di dissenso, o di polemica, o di attrito tra i membri. Tutti educati, pulitini, pieni di emoticon sorridenti. D'altra parte siamo tutti amici, c'è scritto nella carta costituzionale della gilda!
Piano piano entro nei meandri di questo fantomatico gruppo di amici. C'è gente che si odia. Che si parla alle spalle da mattina a sera. Insofferenza, intolleranza, bisticci. Tutto in segreto però eh, mi raccomando. Il forum deve essere tenuto pulito e il principio del siamo tutti amici ribadito in pubblico ogni tre per due, onde evitare equivoci.
E questo è solo un esempio, l'ultimo in ordine di tempo.
Non so se sia colpa di una pseudo cultura "cattolica" strisciante, o di cos'altro. Però è triste vedere l'amicizia trasformata in uno slogan, utile solo a tenere pulita la faccia, mentre l'ipocrisia regna ovunque sovrana.
Quando ho aperto questo blog avevo smesso di fumare. Era stata una crisi d'asma e una angosciante notte al pronto soccorso a portarmi verso quella decisione. (Questo lo scrivo giusto per ricordarlo a me stessa, visto che il problema non l'ho risolto e non posso fare finta che non sia mai successo). Tutti i miei primi post riguardano l'argomento fumo. Il mio periodo di astinenza è durato due mesi, poi ho ripreso.
Quello era anche il periodo in cui del fumo si parlava continuamente, stava per entrare in vigore il divieto nei locali pubblici, fioccavano polemiche sui giornali, sui blog, in tv. Molta gente in quel periodo ha pensato che fosse giunta l'ora di darci un taglio con le sigarette. Probabilmente qualcuno c'è riuscito, mentre la maggior parte è ricaduta nel viziaccio.
In quel periodo le chiavi di ricerca di accesso a questo blog riguardavano quasi escusivamente l'argomento fumo. C'era chi voleva sapere se fumare fa ingrassare, se poche sigarette al giorno fanno male, cosa è lo ziban, ecc. ecc.
Con il passare del tempo l'argomento è passato di moda. Io stessa ho smesso di parlare del fumo, anche perché avevo ripreso a fumare come prima e quindi c'era ben poco da dire. Piano piano sono scomparsi anche gli accessi a questo blog legati al fumo, e hanno cominciato ad andare per la maggiore le bionde, il sesso, il feticismo, le calze e cose del genere.
L'estate è arrivata, e poi è passata.
E... magia... sono tornate le parole chiave sul fumo.
Siamo tornati tutti ai nostri grigi uffici e in preda alle depressione post vacanziera (e forse ai buoni propositi per il futuro) ci è tornata voglia di smettere di fumare? Boh!
Certo è che questa cosa mi colpisce. E sono sicura che google potrebbe essere una fonte inesauribile per fare della ricerca sociale. Ne sa più lui di tutti i sondaggisti e opinionisti del paese.
... facciamo anche questo post e diciamola tutta, a maggior ragione visto che si tratta di buone nuove.
Come dice la saggezza popolare: a tutto c'è rimedio, tranne che alla morte.
Nel marasma delle mille cose che vanno male (per colpa mia), c'è qualcosa che poteva andare molto male (ma non per colpa mia stavolta). La legge di Murphy dice: se qualcosa può andare male, lo farà.
Per fortuna, di dieci cose che potevano andare male, e che lige alla legge, male stanno andando, ce n'è una, la più importante, che è andata bene.
Siccome è la più importante, si fotta tutto il resto.
Mio padre è uscito sano e salvo da un'operazione di quelle che non sempre vanno bene, e se vanno male non c'è rimedio.
L'ho detto e lo ripeto: si fotta tutto il resto.
1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
In ordine sparso
Pulsatilla
Azzu&Fry
Personalità confusa
L'uomo assorbente
Anima salva
EmaBlog
Latifah
Spettro della bolognesità
Vite a progetto