Sto guardando la finestra bianca del post editor da qualche minuto.
E' buffa questa cosa. Apri un blog senza sapere nemmeno perché, vuoi chiacchierare di qualcosa ed evidentemente hai interesse che qualcuno legga quel che scrivi. Qualcuno in effetti legge, c'è chi si ferma e diventa un affezionato lettore, chi passa oltre, chi capita giusto ogni tanto a vedere se ci sono novità. E fin qui tutto bene.
Poi però ti ritrovi un po' legato. E' inevitabile, ci vuoi fare bella figura, almeno con il manipolo degli affezionati lettori. Certe volte non hai le idee chiare, hai parlato del tempo che passa, hai tirato fuori qualche ricordo dal casetto, hai snocciolato l'abc delle tue aspirazioni, dei desideri, delle cose belle e di quelle brutte... erano cose così, personali sì, ma, almeno questo era l'intento, forse condivisibili.. di sicuro però in quel momento sapevi bene di cosa stavi parlando e perché.
Poi viene il giorno in cui non lo sai più. L'unica cosa che hai ben chiara è che vorresti annunciare: wei... il bollettino metereologico qui dice che va tutto male, ma proprio tutto.
Posso fare la lista delle lamentazioni? E' lunga. Persone a cui vuoi bene, che stanno male. Lo stomaco a palla. E cerchi di non farlo capire che hai paura, ti mordi le labbra per non piangere al telefono, parli di cazzate, poi ti impappini e la notte guardi il soffitto invece di dormire.
E gli abissi che ti separano dagli altri. Quando sogni che cerchi di fare una telefonata e non ci riesci, che stai andando a un appuntamento ma tutto congiura contro di te e non ci arrivi mai. Pensi che la vita, da un certo momento in poi, diventi una perdita continua, e ci sono dolori che diventano permanenti. Lo senti che è diverso, che sono mali che non passeranno mai, sono come quei chiodi che ti fermano le ossa per riparare una frattura.
E le sconfitte? Dove le metti tutte le sconfitte? Quelle che lì per lì hai pensato: ok, questa è andata male, andrà bene la prossima, ma da un certo momento in avanti ti accorgi che non è così, anche quelle diventano permanenti.
E questo pensiero ricorrente, di avere sbagliato, di avere sempre e irrimediabilmente sbagliato tutto. Sbagliato negli studi, nella carriera, con gli amici, con la famiglia, con i fidanzati. Colpa tua se il tuo migliore amico da un momento all'altro non ne ha più voluto sapere di te, colpa tua se ti sei sempre andata a cercare storie difficili con persone difficili, colpa tua se tua madre non ti rivolge più la parola da mesi, colpa tua se non sei stata capace di diventare amica della famiglia di tuo padre, colpa tua se la carriera che avevi intrapreso te la sei giocata e hai dovuto ricominciare tutto da capo.
D'altra parte deve essere per forza colpa tua. Di chi altri? Tutto questo è successo a te, non ad altri, e non è che puoi fare come il pazzo che prende l'autostrada al contrario e poi si incazza perché tutto il mondo va contromano.
Sei tu che vai contromano, non ci sono storie.
Ok, ho finito.
Ok, ho fatto una vacanza noiosa, così noiosa che più noiosa non si può. Non mi lamento perché era esattamente quello che cercavo, per quest'anno. Ma, vista l'assenza totale di emozioni, ora che sono tornata, l'unica cosa che posso raccontare è un piccolo, disdicevole, episodio da spiaggia.
Stavo cercando di fare un bagno nell'acqua torbida dell'Adriatico; stavo lì con l'acqua alle ginocchia e mi guardavo attorno, tanto per fare passare il tempo. C'era una donna, all'apparenza cinese, con il pancione e un vestito a fiori lungo fino a piedi. Vicino a lei un bambino piccolo, dentro la ciabella, che sguazzava felice, e un'altra bambina, sui sei-sette anni, agganciata a un salvagente a forma di foca.
Dopo un po' mi allontano e vedo un'altra bambina cinese, un po' più grande dell'altra, che giocava nell'acqua assieme a un uomo. Non so dire esattamente cosa abbia attirato la mia attenzione. Forse il fatto che l'uomo era italianissimo e non sembrava proprio usuale che giocasse con una bambina cinese, o forse il fatto che, da come si parlavano, sembrava che i due non si conoscessero affatto. L'uomo diceva alla bambina che le avrebbe insegnato a nuotare. La reggeva per la pancia, lei cercava di galleggiare e di battere i piedi. Si divertiva. Poi si è avvicinata l'altra bambina, quella con il salvagente a forma di foca, e la più grande ha detto: - Insegni anche a mia sorella?-. L'uomo ha risposto: - Sì certo - e si sono messi a giocare tutti e tre.
Giocare... sì le due bambine stavano sicuramente giocando, ma l'uomo secondo me stava facendo altro. I suoi movimenti erano strani, gira e rigira aveva sempre le due bambine addosso. Io cercavo di capire dove esattamente stesse mettendo le mani, ma stavano sempre sotto l'acqua.
La madre era lontana, teneva sempre d'occhio il bambino più piccolo, quello sulla ciambella, e ogni tanto lanciava qualche sguardo alle altre due.
Insomma a un certo punto mi accorgo che, oltre me, c'era anche una coppia che osservava la scena. Dopo un po' arrivano due signore, accompagnate da un uomo, e si mettono lì vicino alla coppia, mentre l'uomo che stava con loro, viene verso di me e si mette a controllare da vicino le due bambine e quello che giocava con loro.
Mi avvicino al gruppo. Sento la ragazza dire che quell'uomo prima l'aveva infastidita e che lei se ne era liberata subito. Una delle donne ha detto: tranquilli, ho mandato tizio a controllare, sicuro che davanti a tutta sta gente non farà niente di male.
Beh, secondo me, quello già stava facendo qualcosa di male, altroche. Io ero indecisa tra il classico: fatti gli affari tuoi, e il desiderio di intervenire. Ma, all'apparenza, non stava mica succedendo niente...
Ecco poi mi sono tornate in mente tutte le piccole e grandi molestie subite, soprattutto da ragazzina. Credo che qualsiasi donna possa fare un lungo elenco di questo genere di cose: e la mano morta sull'autobus, e quello che approfittando della calca ti si struscia addosso, a quello che sul treno fa finta di dormire mentre si appropinqua sempre più al tuo sedile. In tutte queste occasioni io mi ricordo di avere sempre impiegato molto tempo, troppo, prima di reagire. Un po' perché all'inizio pensi: non lo sta facendo apposta. Un po' perché scatta uno strano sentimento di vergogna. Un po' perché non vuoi attirare l'attenzione delle altre persone. Queste sono molestie sottili, fastidiose proprio perché non è sempre facile individuarle e difendersi.
Pensavo a queste cose, quando ho visto la bambina più grande cambiare espressione. Non rideva più, aveva lo sguardo corucciato, perplesso. Si è girata verso di me, e mi guardato in modo interrogativo, confuso.
A quel punto sono partita come un treno. Ho deciso che non me ne fregava niente se facevo la parte della rompiscatole che non si fa gli affaracci suoi, o di quella nevrotica che vede cose strane dove non ce ne sono. Sono andata diretta verso la madre e le ho chiesto se conosceva l'uomo che era con le sue figlie. Lei mi ha risposto di no. Non sapevo proprio che parole usare e me ne sono uscita con un - Beh a me non sembra una persona per bene...
La donna ha immediatamente richiamato le bambine. Ha detto qualcosa in cinese, loro hanno risposto, poi sono tornate tutte a riva.
Io sono tipo scappata sul lettino. Non so perché ma mi batteva il cuore, mi vergognavo per essere intervenuta in quel modo.
Dopo un po' sono arrivate anche le due signore, ridendo hanno raccontato l'episodio al marito di una di loro. Non so che ci trovassero da ridere. Dicevano: eh, quest'anno al mare abbiamo anche il molestatore folle.
Io ho tirato su il libro che stavo leggendo, mi ci sono nascosta dietro. Ho ripreso a leggere e ho cercato di fare finta di essere in una spiaggia deserta, senza madri cinesi spaesate, senza signore bene che ridono, e senza molestatori di bambine.
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