Stendo un pietoso velo sui preparativi di questa vacanza. E' ridicolo, in pratica devo andare dietro l'angolo, non chissà dove, e mi sono incasinata in modo pazzesco. Non c'è niente da fare, non sono una donna dotata di spirito pratico, nemmeno il mio moroso lo è, quindi siamo due pasticcioni allo sbaraglio. A tre ore dalla partenza la casa è sottosopra, le valigie sono ancora da fare, ho scoperto che il mio libretto degli assegni con il quale intendevo pagare il campeggio, risale a un'epoca antica, con numero di conto e nome della banca che non esistono più da tre anni. Insomma un disastro totale.
Comunque in qualche modo partiamo, ci si risente tra una decina di giorni.. spero.
Madre natura mi ha dotata di una discreta quantità di materia grigia ben funzionante, ma non è stata generosa quanto a prestanza fisica. Non sono mai stata brava nelle attività sportive, e in nessuna di quelle attività che richiedano un minimo di manualità. Anche appendere un chiodo è un'impresa.
Sarà per questo forse che conservo molto cari i ricordi di quelle rare volte in cui mi è riuscito di fare qualcosa di decente con i muscoli e non con la testa.
Ero in campeggio con i miei, penso che avrò avuto un sedici, diciassette anni. Per quell'anno mi ero messa in testa di imparare il wind-surf, che andava molto di moda tra i miei coetanei.
Mi presento davanti al maestro di surf, e già nascono i primi problemi, perché non avevo le scarpe adatte. Di comprarle non se ne parlava nemmeno, già era tanto se i miei mi pagavano le lezioni, e comprare un paio di scarpe che avrei usato per una settimana in tutta la mia vita era una cosa inconcepibile.
Il maestro rassegnato si decide a prestarmi un paio delle sue, che erano lunghissime ma per qualche strano miracolo non mi andavano larghe e quindi la loro funzione la facevano.
La prima lezione è trascorsa nel disperato tentativo di sfilare quella maledetta vela dall'acqua.
- Non è questione di forza - mi spiegava il maestro - ma di tecnica, devi fare uscire la punta della vela e poi farla salire lentamente in modo che l'acqua scivoli via.
Dopo 45 minuti di tentativi e un numero incalcolabile di cadute in acqua, si è rassegnato pure lui.
- Sai che c'è? Sei troppo magrina. Domani usiamo il surf per bambini e vedrai che andrà meglio.
Con l'attrezzo da bambini in effetti è andata un po' meglio. Certo quella vela non è che fosse particolarmente ubbidiente, ma bene o male la tiravo su. Poi c'era da fare quella manovra complicatissima facendo forza sulle braccia in un modo preciso, altrimenti non prendeva il vento. Senza parlare poi di quelle altre manovre assurde che sarebbero dovute servire per girare, o virare o come cavolo si dice. Non ne facevo una giusta. Ero perennemente in acqua, bagnata come un pulcino, con quelle scarpe enormi che mi facevano muovere come una papera e quell'attrezzo diabolico che non ne voleva sapere di ubbidire.
Arriva la fine del corso e il maestro mi fa tutto un discorso. Lui me lo ricordo come se l'avessi davanti in questo momento. Aveva i capelli scuri, ricci ricci, e gli occhi castani, ma chiari, che brillavano sulla pelle abbronzata. Insomma lui mi dice che in teoria, alla fine del corso, avrebbe dovuto darmi un diplomino. Però per avere il diplomino bisognava superare una certa prova. Ora lui dubitava che io fossi in grado di portare a termine la prova, ma lui non poteva darmi il diplomino senza quella. Alla fine decidiamo che ci provo lo stesso. Se ci riesco bene, se non ci riesco, niente diplomino e amen.
Insomma salto in piedi sulla tavola, con quelle scarpe ridicole e il mio costume intero bianco con i fiori azzurri. Con santa pazienza tiro fuori quella vela dall'acqua e parto. A dire il vero non sapevo minimamente dove stavo andando. Il maestro diceva che dritto davanti a me c'era una boa arancione. Dovevo arrivare fino lì, girare attorno alla boa (orrore!) e tornare indietro. Lui non so come mi avrebbe seguito. Non mi ricordo se veniva a nuoto o se stava attaccato alla tavola. So solo che era da qualche parte dietro di me e mi diceva cosa fare.
In un momento imprecisato il mondo è sparito. Attorno a me non c'era niente altro che non fosse azzurro. Mare e cielo assieme. La boa lo sa solo dio dove stava, io di certo non la vedevo. C'era il mare, il cielo e c'ero io. Nemmeno il wind-surf in un certo senso c'era più, perché era diventato un po' parte di me. Non stavo pensando a niente. La testa era completamente vuota, così tanto impegnata nel coordinare i movimenti del corpo che non c'era spazio per altro. Non avevo paura di fallire, nè speravo di farcela. Ero solo lì in mezzo al mare a veleggiare come se non avessi fatto altro in tutta la mia vita.
La boa in verità non l'ho mai vista. Solo a un certo punto la voce dietro di me ha cominciato a gridarmi di fare delle cose. E io le ho fatte. Non sapevo se stavo girando davvero attorno a quella stramaledetta boa, manco la vedevo. Però seguivo le istruzioni. Dalla voce alla mia testa, dalla testa alle braccia e alle gambe, da lì al wind-surf.
E il porco, stavolta ubbidiva.
Poi la voce si è fatta concitata, ha cominciato a dire cose del tipo. Brava! Ci riesci! Dai che ce la fai! E ha continuato a dire così finchè non sono tornata a riva.
Non sono mai più ritornata su un wind-surf. Però ho conservato il diplomino gelosamente per anni e anni. Anzi, forse da qualche parte c'è ancora.
Ecco io penso che delle volte ci capiti di fare delle cose in uno strano stato di grazia, che annulla ogni cosa non sia funzionale all'obiettivo e che ci fa funzionare come macchine perfette. Credo che il tempo si dilati in quelle situazioni. Tutto accade velocemente, mentre invece a te sembra di fare tutto al rallentatore. Deve essere perché in quel momento non c'è nulla che ti disturbi, nessun pensiero ingombrante a intasarti la mente e a impacciarti i movimenti.
E' una sensazione che prima o poi vorrei riprovare.
Solo un link a questo post .
I post di fine mese sulle chiavi di ricerca creano un pericoloso effetto perverso. Mettiamo che in un post tu hai scritto la parola "Pippo" e mettiamo che per tot volte la parola "Pippo" inserita in un motore di ricerca abbia portato tot persone sul tuo blog. A fine mese tu fai il tuo bel post sui referrer e scrivi: Ah, ma guarda tutta sta gente che cerca Pippo con le combinazioni più strane, Pippo con i fagioli, Pippo in mutande, Pippo a testa in giù. Ecco che hai scritto nuovamente la parola "Pippo", non una ma ben quattro volte, ed ecco che, il prossimo a digitare "Pippo" su google finirà ancora una volta sul tuo blog.
E' un circolo vizioso.
Ecco perché ho pensato di non fare post sui referrer, o di farli criptati, onde evitare incrementi di accessi inappropriati. Non che me ne freghi poi molto, ma insomma, mi dispiace per tutti quei poveretti in cerca di erotismo che finiscono qui per sbaglio. Sì perché a guardare le chiavi di ricerca si capisce molto bene che gran parte delle persone si collegano a internet in cerca di sesso e surrogati vari. E' la scoperta dell'acqua calda, ma mi ha inquietato lo stesso.
Per dire, mi è capitato in un paio di occasioni di nominare i c*****t, vale a dire quell'accessorio di abbigliamento femminile indossato sotto i pantaloni o sotto le gonne, il più delle volte di colore nero o grigio. Bene ci sono frotte di persone che a quanto pare ne fanno oggetto di feticismo. Quindi cercano: donne in c*, c* lucidi, c* rotti, passione c*, bionde in c* e così via. Ho provato a digitare c* lucidi su google, il primo risultato era questo blog.
Poi ho fatto da qualche parte il nome della ministra per le pari opportunità. La signora P. a quanto pare ha i suoi estimatori: l'hanno cercata in spiaggia, nuda, con una sigaretta, in video, e hanno cercato di guardarle il culo e le gambe. Insomma diciamolo, belloccia è belloccia, ma non credevo che una donna che si occupa di politica potesse esercitare tanta attrazione.
Insomma questo è quanto.
1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
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