Ieri sera poco prima delle otto è saltata la luce.
C'era la gente affacciata alle finestre che si parlava attraverso il cortile. Due tizie hanno trascinato il tavolo da cucina fino al balcone e hanno cenato lì, per approfittare della poca luce rimasta e di un filo di brezza che ogni tanto si degnava di spirare.
Dopo cena sono uscita in strada in canottiera e ciabatte. C'erano diverse persone, accaldate che si aggiravano per la via al buio. Gli operai dell'enel parlavano ai loro telefoni e intanto chiedevano in giro quali civici erano senza corrente.
Verso le nove mi sono infilata un vestito, ho legato il capelli sulla testa senza nemmeno dare un'occhio allo specchio, e sono uscita a prendere il gelato. Il moroso è uscito con me. Ha raspato nel cassetto delle magliette e ha preso la prima che gli è capitata a tiro. Ci siamo avviati verso la gelateria ciabattando, io con i capelli spennacchiati e lui con un orrido pantaloncino di cotone e una maglietta blu piena di peli di gatto.
La gente per strada era tutta così. Accaldata, vestita in modo approssimativo, con la faccia lucida e le mani sudate.
Quando siamo tornati indietro, mezza via era ancora al buio. C'erano delle ragazze affacciate a una finestra che parlavano con la gente in strada, un vecchietto con una pila che cercava di fare luce in un vano scale per cercare il quadro elettrico, e quelli del bar che portavano l'acqua a quelli dell'enel.
Insomma poi la luce è tornata, e tutti son tornati a casa loro ad accendere condizionatori, pc, e tv.
Per un attimo però si è vista una città diversa, e non era poi così male.
Ieri mentre aspettavo un'amica mi sono fermata in contemplazione di una vetrina. Uno di quei negozi che vende giacche strette verde militare e pantaloni con le zip dapertutto, a prezzi eccessivi.
Facevano bella mostra di sè un paio di scarpe da ginnastica alte. Avete presente le vecchie all stars da basket? Ecco tipo quelle. Ma non erano nè rosse nè blu. Erano di quel colore cachi molto chiaro che evoca atmosfere da safari nel deserto.
Erano messe in vetrina una girata di profilo, e l'altra appoggiata in modo che si vedesse la suola.
Ed erano sporche. Cioè, io immagino che non fossero proprio sporche, ma tinte ad arte per sembrarlo. Proprio nei punti in cui le scarpe di tela tendono a sporcarsi di più, c'era questo alone grigio smog. Addirittura anche la suola era così, come se qualcuno le avesse prese a prestito per fare una passeggiata e poi le avesse rimesse lì, in vetrina, mostrando la suola macchiata.
Prezzo: 247 euri.
Vorrei andare qualche giorno in vacanza assieme alla mia dolce metà.
Il mio desiderio sarebbe affittare una casina al mare, in Liguria, o al sud, stare 15 giorni con i piedi a mollo, mangiare mozzarella e pomodori, leggere tonnellate di libri.
Questa però è il tipo di vacanza che farebbe ammattire il mio moroso in meno di 48 ore. Al lui non piace il mare, non può stare senza fare niente, quindi ogni vacanza oziosa è da scartare.
Poi, sostiene di non potere reggere la mancanza di un pc con connessione veloce per un periodo più lungo di 5 giorni e 4 notti.
Ho guardato gli appartamenti in montagna. In montagna si può passeggiare, visitare qualche castello o qualche parco naturale. Però non affittano appartamenti per meno di una settimana. Si potrebbe anche andare in albergo, ma l'appartamento è meglio perché almeno ti porti dietro il portatile, ti guardi qualche dvd, fai qualche giochetto e ti passi il tempo. Senza contare il fatto che siamo senza macchina e quindi sono da scartare tutti i posti difficilmente raggiungibli.
Ho guardato qualche proposta di cicloturismo. E' una cosa che ho sempre desiderato fare. Ma 5 ore al giorno in bicicletta, senza allenamento preventivo, per una settimana, chi le regge?
L'anno scorso, dopo estenuanti ricerche e trattative siamo stati a Sirmione. Lui aveva il muso lungo fino a terra per gran parte del tempo. Ci siamo però salvati perché se c'è una cosa che lo rende felice è mangiare, e lì tra gelati, ristorantini e patatine fritte take-away siamo andati bene. Io mi beavo della vista del lago, sguazzavo nelle acque termali (a caro costo!), gioivo deglil spostamenti in barca, mentre lui mi seguiva leccando gelati e dicendo cose del tipo: allora, dove si va a mangiare stasera?
Insomma in qualche modo è andata.
Ma quest'anno? Ho bisogno di qualche suggerimento.
Mi serve un posto dove si arrivi in treno e bus, dove si mangi bene e dove ci sia qualcosa da fare!
Sono contenta di essere andata a votare. Contenta di far parte di quella minoranza che ha provato, pur davanti a un tema tanto delicato, a prendere una posizione. Non mi illudo. So che così come tante persone non sono andate a votare sulla base dello slogan: difendi la vita (roftl), ce ne sono altre che sono andate a votare sì sulla base di altri slogan. Però sono convinta che tanti ci abbiano provato, a leggersi quei terribili quesiti referendari, e a prendere una decisione. E che siano andati a mettere diligentemente la loro crocetta perché erano convinti che fosse giusto farlo.
Io credo che chi ha fatto propaganda per l'astensione abbia fatto un grosso dispetto al nostro paese, e prima o poi se ne pagheranno le conseguenze. L'astensione è legittima come posizione personale, sospensione del giudizio, incapacità a decidere. Ma non può diventare oggetto di propaganda, finta leva di mobilitazione delle masse.
Bello eh... non ci è richiesto nessun impegno, non pensate, non ragionate, non leggete... vi stiamo dicendo: tutti al mare!
Ah che sollievo! Vescovi, scienziati, capi di partito, addirittura sedicenti femministe. Non ti chiedono di sposare la loro causa, macchè, ti chiedono solo di andare al mare a farti i cazzi tuoi. E' proprio la repubblica di bengodi.
E poi vuoi mettere la soddisfazione? Te ne stai col culo all'aria sulla riva di una spiaggia, spalmato di crema, e con la grassa soddisfazione di potere dire: wow, sono qui, non sono andato a votare, sto difendendo la Vita (sì, quella con la V maiuscola). Non pensavo fosse così facile combattere per le grandi cause, e invece guarda, bastava andare in spiaggia il giorno del referendum. Che culo.
Ecco bravi. Avete difeso la Vita, uccidendo il rispetto per la democrazia e per la partecipazione. Insomma io dico che potete dormire sonni tranquilli che le porte del paradiso per voi sono aperte.
Oggi volevo scrivere un post sui referendum. Ma è un po' tardi. Poi hanno già detto tutti di tutto.Quindi niente. Domenica mattina vado a votare presto, poi vediamo come va.
Poi volevo scrivere un post sul mio vicino di casa ultra ottantenne che aveva una moglie malata di cancro. L'ho incontrato stamattina. Ero ovviamente in ritardo, ma non posso fare a meno di scambiare due parole con lui se lo incrocio. Così gli ho chiesto: - Allora come va?
E lui semplicemente mi ha risposto: - E' già morta.
Questo post poi non l'ho scritto perché sarebbe stato molto triste. Perché c'è gente come questa che vive sotto la soglia di povertà, che non ha più nemmeno la forza di pulirsi la casa. E tu stai qui, li vedi passare ogni giorno appoggiati al bastone con le sportine di plastica del discount e li incontri alla fermata dell'autobus che si sorreggono a vicenda e ti guardano smarriti chiedendoti se sai a che ora passa l'autobus per l'ospedale. E, inevitabile, ti domandi per prima cosa come cazzo è possibile che siamo così civili da non vederli nemmeno, e subito dopo se questa non è forse un'occhiata sul futuro. Mio. Non degli altri, poveri, vecchi, sfigati, ma altri. No, potrebbe essere così anche per me, per tanti.
Poi volevo scrivere e basta. Non un post, ma lavorare a uno dei miei racconti. Ma mi ha preso un senso di inutilità e di noia.
E poi e poi ho letto i due post di Azzu sul suo blog, e non so cosa pensare.
E poi e poi e poi è ora di uscire dall'ufficio. Mi piazzo davanti al pc a giocare a wow finchè non crollo.
Poi domani ci penso.
Il luogo calmo (o posto calmo?) sarebbe il famoso sgabuzzino dei fumatori, che in realtà è la stanzina in cui andrebbero rifugiati i disabili in caso di incendio. La porta taglia fuoco dovrebbe tenere lontane le fiamme e i malcapitati così dovrebbero potere attendere al sicuro l'arrivo dei soccorsi.
Luogo calmo è un nome che mi piace. Penso che dentro ogni persona ci sia questo luogo calmo dove ti puoi rifugiare quando fuori infuriano tempeste, incendi, terremoti e altre calamità. Il vero problema è che a volte diventa difficile, se non impossibile, raggiungerlo. Ma io sono sicura che c'è.
La prima volta che ho pensato all'esistenza di questo luogo è stato anni fa mentre ero alle prese con la mia prima ondata di ansia seria. La fase acuta degli attacchi di panico me l'ero lasciata alle spalle, ero tornata a vivere a casa mia e a occuparmi più o meno della mia vita. Stavo preparando la tesi di laurea, e ogni mattina uscivo per andare in biblioteca. Era una fatica terribile. Sentivo la testa leggera e vuota, le gambe instabili. A volte per strada mi sembrava di perdere l'equilibrio. Ogni tanto anche la vista mi tirava qualche scherzo.
Ora non è che tutto questo sia drammaticamente grave. In fondo sono solo piccoli sintomi fastidiosi. Però dai un giorno, dai quell'altro, dai quello dopo, alla fine ti senti distrutto.
Insomma un giorno mi decido ad andare dal medico e gli dico che mi sento così e cosà. Quello mi fa: - E' ansia. E io: - Ma è sicuro?
- Sì che sono sicuro, basta guardarla, ha addosso un'ansia che si taglia col coltello.
- E quindi che si fa?
- Ansiolitici
- (che palle) Non mi va di prenderne ancora, li ho già presi tutta l'estate, ho paura che mi facciano male
- Non le fanno male. Piuttosto in questa situazione le può fare molto male non prenderli.
(seguono istruzioni dettagliate su posologie, tempi, ecc. ecc.)
Mezz'ora dopo ero a casa mia, ho preso la pastiglia, mi sono sdraiata una mezz'ora sul letto e poi sono andata a prepararmi la cena.
E lì mi sono accorta che finalmente, dopo tanto inutile vorticare, stavo planando serena verso il mio luogo calmo. Ho messo su l'acqua, apparecchiato, aperto e chiuso i pensili della cucina, steso la tovaglia, acceso la tv. Tutto con gesti calmi e misurati. Ogni cosa appariva al suo posto, il tempo aveva ripreso il suo ritmo naturale. Il vapore che usciva dalla pentola aveva il suo senso, così come il profumo della cipolla soffritta.
Quella volta ho pensato che quel luogo calmo, dove si poteva semplicemente essere nelle cose e nel tempo, esisteva da qualche parte dentro di me. Solo che io non lo trovavo e mi erano serviti pochi milligrammi di benzodiazepina per raggiungerlo. Ma c'era, era lì, ma io da sola non ci arrivavo.
Ieri è successo di nuovo. E' buffo perché saranno passati minimo quindici anni da allora, ma a volte l'ansia torna senza motivi apparenti e comincia a minarmi. Dai un giorno, dai quello dopo, dai quello dopo ancora, alla fine tutto è in pezzi. Stomaco, testa, gambe, vista. Tutto se ne va per cazzi suoi in una tortura lenta, costante, sfinente.
Ho preso mezza pastiglia. Le porto sempre con me. Non faccio in tempo a consumarne una scatola prima della data di scadenza. Infatti ogni tanto le butto e poi ricompro quelle nuove. Ma non esco di casa se non le ho nella borsa.
Ho ritrovato la via per il mio luogo calmo, e per il momento ci sono ancora dentro. E' qui che vorrei rimanere ancora un po', un giorno, un altro giorno, quello dopo ancora. Mica per vivere per sempre felici e contenti eh. No, giusto per ricordarmi che questo posto esiste, e che posso sempre smarrire la strada, ma prima o poi la ritrovo, con o senza pochi milligrammi di benzodiazepina.
1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
In ordine sparso
Pulsatilla
Azzu&Fry
Personalità confusa
L'uomo assorbente
Anima salva
EmaBlog
Latifah
Spettro della bolognesità
Vite a progetto