A volte penso di essere matta, o di ricordare male le cose, o di non essere abbastanza informata.
Dunque, io mi ricordo che, dopo l'approvazione della legge sulla fecondazione assistita, scoppiò una polemica, su quelle parti della legge che vietano una serie di esami medici preliminari sugli embrioni fecondati. Se ho capito bene, la legge prevede che questi embrioni vengano comunque impiantati, che solo dopo si facciano alcune analisi sulla salute del feto, e che, se poi, sfiga, è malato, si può sempre abortire.
Questa cosa mi faceva vomitare allora e mi fa vomitare anche ora.
Ma non è questo il punto. Cioè, ovvio che è questo, ma il problema che mi sto mettendo ora è un altro. Io mi ricordo bene (almeno credo di ricordare) che la Prestigiacomo difendeva strenuamente il concetto. Affermava con piglio deciso che l'obiettivo della legge era di mettere tutte le donne nella stessa condizione (deve essere questo il suo concetto distorto di pari opportunità). Quindi se sei fertile fai da te, se non lo sei, ti aiuta la legge. A quel punto sei incinta uguale a un'altra, se vuoi ti fai fare i tuoi bravi esami e in caso c'è l'IVG.
Ora io voglio sapere com'è che questa qui adesso è diventata la paladina dei referendum e va in giro dicendo che la legge va cambiata perché non tutela abbastanza la salute delle donne. Cosa le è successo nel'ultimo anno? Ha visto la Madonna che le ha spiegato il significato del suo ministero? (Quello della Prestigiacomo, non quello della Madonna).
Diciamo che potrei anche spingermi a immaginare molti validi motivi per questo voltafaccia. Bisogno di rappresentare quella fetta dell'elettorato di centro destra poco disposto a farsi catechizzare dalla morale cattolica? Si sono messi lì e han detto: oh qualcuno deve prendere le parti del sì, ma noialtri contro i vescovi non ci possiamo andare, quindi fallo te che sei più adatta.
Quello che invece non mi spiego per niente è l'amnesia totale degli italiani, che un giorno sentono tizio affermare A e il giorno dopo affermare il contrario di A, e tutto sembra normale. E i giornalisti? Non lo so, ma qualcuno gliel'ha chiesto alla Prestigiacomo, come mai ha cambiato idea? Qualcuno l'ha messa nella condizione di trovare uno straccio di giustificazione?
E Fini? L'aveva votata anche lui quella legge, no?
Insomma nessuno li ha inchiodati alle loro responsabilità?
E va bene, cedo pure io alla tentazione del post sulle chiavi di ricerca.
In effetti ho un paio di curiosità, anche se dubito che verranno mai soddisfatte.
Cominciamo con le ovvietà: bionde, solo bionde, bionde al mare e chi più ne ha, più ne metta. Sì certo, forse dovrei cambiare titolo al blog.
Poi abbiamo un collant bucati, e un collant bucati free. Ne ho un cassetto pieno e sono giusto alle prese con il famigerato cambio stagionale degli armadi. Quindi chiunque desideri collant bucati, ovviamente free, può passare a ritirarli direttamente a domicilio.
Se dovesse ripassare di qui magliette di world of warcraft, potrebbe farmi sapere se, alla fine, le ha trovate? Ne prenderei volentieri una anche io.
Infine, per il signor (o signora) vediamo belle casalinghe, mi dispiace, qui il casalingo è uno ed è uomo.
Amen.
P.S. Dimenticavo: solitudine addio, mi immagino qualcuno che si alza di buon mattino e dice: adesso basta! al bando la solitudine. E tutto determinato a porre fine ai suoi problemi che fa? Una sana googlata. Due paroline magiche, e via, il gioco è fatto. Che tenerezza...
Se c'è una cosa che non sopporto sono le persone che si comportano come se ogni scelta di vita diversa dalla loro fosse un attentato o una provocazione. Io non vado in giro a dire che essere precari a quarant'anni, avere un fidanzato a carico, essersi fatti dieci anni di analisi, avere avuto una vita sentimentale infelice per quasi due decenni e cose così siano il non plus ultra della vita. E nemmeno vado in giro sbandierando che tanto io sono un'anticonformista snob e che le vite normali mi schifano. Non mi do arie da intellettuale perché invece di guardare la tv nel tempo libero, scrivo e leggo. E nemmeno guardo dall'alto in basso le donne affaticate dalla maternità, esibendo la mia pancia piatta o la mia libertà. Io semplicemente di vita ho la mia, e non la vorrei cambiare con quella di nessun altro. Ma non giudico male quelle degli altri.
Perché deve essere così difficile fare altrettanto?
Perché qualcuno che afferma di volerti bene, invece di cercare di alleggerire il peso delle tue insicurezze, te le sbatte in faccia di continuo?
Affinché poi non si dica che mi lamento e sono sempre di umore tetro comunico quanto segue:
1. Oggi è una splendida giornata di sole.
2. Stamattina sono riuscita a svegliarmi, fare colazione, lavarmi, vestirmi, truccarmi senza abbaiare in faccia al mio moroso per rimproverarlo di qualche assurdità. Erano due settimane che non succedeva.
3. Mentre ero sull'autobus ho cominciato a elucubrare strategie razionali per permettermi un figlio. Tipo affittare l'appartamento in cui vivo per prenderne in affitto un altro appena più grande. Ci ho proprio pensato sul serio, non per scherzo.
4. Sono molto soddisfatta perché ho preso un certo ritmo: riesco a scrivere ogni giorno un'oretta quando torno a casa dal lavoro, chiusa in cameretta con il portatile sulle ginocchia. Un'ora al giorno sembra poco, ma un'ora davvero tutti i giorni è tanto.
5. Per motivi che non ho assolutamente intenzione di spiegare (altrimenti sarei presa per pazza), sono abbastanza convinta che se insisto a scrivere e a coltivare certi rapporti, prima o poi ci sarà davvero una svolta. E stavolta, lo giuro, insisto.
6. Non mi gira la testa, non ho la nausea, non sento qualcosa che batte sulla fronte, e non ho mica preso nessuna medicina.
7. Oggi è una splendida giornata di sole.
8. L'avevo già detto.
9. La finisco qui altrimenti mi viene la tentazione di fare un post serioso.
Ancora non so se questo post andrà a finire in una delle mie lamentazioni o se avrà una qualche morale positiva. Sono un po' perplessa.
Sabato, sotto una pioggia torrenziale, ho preso un treno e ho fatto una specie di viaggio a ritroso nel tempo. Oggetto: ritrovo con i vecchi amici dell'università in quel di Misano Adriatico (lì tra Riccione e Porto Verde). Amici non è esattamente il termine giusto, diciamo più che altro amiche. Perché eravamo una banda di donne divise su due appartamenti, il mio, assieme alla Paola e all'Ale, e quello delle romagnole, la Vanna, la Paolina, la Monica. Poi c'era Marzio che pur essendo un uomo si è equamente diviso tra i due appartamenti, cucinando per tutte. Poi altra gente varia, la cricca dei mantovani, e cose così.
Dopo l'università qualcuno è rimasto a Bologna, gli altri sparsi tra Roma, Firenze, Pisa. Qualcuno si frequenta ancora, io invece, come mio solito, ho smesso di vedere tutti.
Insomma ci sono tante cose che ricordo di quegli anni. Una per tutte erano le fughe a Misano, dove vivevano la Vanna e la Paolina. Ci si andava qualche volta per il fine settimana, o in estate. Non per il mare. Si andava per fare ballotta la notte. C'erano queste sedute di durata infinita nel bagno della casa di Vanna, in tre o quattro a sistemare capelli, trucco, vestiti. Era tutto un asciugare di phon, agitarsi di pennelli, passarsi rossetti dai colori assurdi, scambiarsi orecchini, cinture. Poi si usciva in una nuvola di profumi, gambe inguantate in collant lucidi, gonne inguinali, anfibi, magliette attillate, giacche di pelle, e si saliva sulla due cavalli charleston della Vanna. Io ho sempre avuto un po' il mito della Vanna. Lei ha sempre rappresentato tutto quello che io non riuscivo a essere. Determinata, volitiva, sicura di sè. Non so perché, ma le donne così mi sono sempre piaciute, ma con un misto di amarezza, perché le ammiravo e al contempo un po' le invidiavo. Poi lei mi ha insegnato a vestirmi e a truccarmi, anche se non sono proprio sicura che lo sappia.
Non so cosa mi aspettavo rivedendo queste persone dopo tanti anni. Forse avevo paura di trovare tutti invecchiati e tristi. Forse avevo paura rivedendoli di sentirmi come allora, un po' inadeguata e defilata. A dire il vero non so nemmeno dire alla fine come sia andata. La Vanna è sempre uguale. Carina, vestita bene, piena di energia. Ha due figli spettacolari. Anche la Paola ha una figlia, ma l'ha lasciata a casa. La Paolina è sempre uguale, piccina, vivace, sincera. C'era anche la Milli, che allora era una vera e propria bambolina bionda sempre con una coda infinita di uomini a farle il filo. Adesso forse è un po' sciupata, ma ha sempre quel modo di fare un po' da diva, che mi fa sorridere, perché si capisce che non è una posa, le viene proprio naturale così.
Dai, alla fine nessuno era invecchiato e triste, anzi.
La serata è finita in spiaggia. Nemmeno a farlo apposta c'era una serata anni ottanta.
Ah, detto tra parentesi, mi piace un casino sta cosa che le discoteche vanno sempre peggio perché la gente preferisce andare a ballare ai bagni. E' tutta un'altra cosa: si spende meno, non si muore di caldo, c'è un'altra atmosfera.
Il babbo della Vanna quando mi ha vista, mi ha fatto un sacco di feste. E anche la mamma, la sorella, il fratello. Quanto mi piace quella famiglia. Il babbo, dopo avermi abbracciata, mi ha preso la mano per vedere se portavo la fede. Poi ha scosso la testa e mi ha chiesto se non avevo bambini. Gli ho detto di no, e lui ridendo voleva sapere se questa era una cosa buona. Ho scosso la testa anche io. Gli ho risposto: un po' sì, un po' no. E lui ha detto: io dico di più no.
La Vanna poi si è quasi scusata, a me invece tutto sommato ha fatto piacere quel modo così genuino e sincero di dire la propria sulle cose che contano nella vita.
Se qualcuno mi dà un'altra vita, voglio andare in un posto di mare, mettere su una attività turistica, fare tre figli e aspettare che crescano e che facciano altri figli anche loro. Sì però un'altra vita, perché questa già è andata per un'altra via.
Sono andata a dormire a casa della Paolina, assieme alla Paola (a volta qualcuno la chiama Paolona per distinguere, ma a lei non piace). Abbiamo chiacchierato un po' prima di addormentarci. A un certo punto, non so come, è uscito il discorso dei miei attacchi di panico. Si parlava di qualcosa accaduto anni fa, e io le ho chiesto se si ricordava che in quel periodo io ero stata male. Lei è rimasta sorpresa dalla mia domanda, mi ha detto: ma che scherzi? Sì che me lo ricordo. Certo che anche tu sei stata proprio brava a venire fuori da una situazione come quella, non sono mica cose facili da superare.
Ecco ci sono rimasta stranita. Io pensavo che nemmeno se lo ricordasse, o che al massimo la considerasse una delle mie eccentricità, la solita paranoia da sfigata.
Mah... deve essere proprio vero che io di quel che pensa la gente non ci capisco mai niente.
Ok, alla fine questo post la morale non ce l'ha. Meglio così.
P.S. Finalmente ho messo a posto il racconto che avevo portato al corso, e l'ho spedito a chi di dovere. Ora sono in attesa del responso. Incrocio le dita. Quello è il miglior racconto che abbia mai scritto, credo che meriti di essere letto.
Io mi lamento sempre che vorrei tanto scrivere ma poi non trovo il tempo, è una vita dura, che due palle il lavoro e bla bla bla.
Ma sono balle.
La verità è che io sono una schifosa privilegiata. Quanto a organizzazione della vita quotidiana e responsabilità sono messa meglio di un adolescente.
La sveglia in casa mia suona alle otto, ma il moroso, la gatta e io restiamo a cuccia sotto le coperte fino alle nove, ad ascoltare la radio. In genere è la gatta che decide quando è ora di alzarsi: smette di fare le fusa e cerca di mangiarmi i capelli. A quel punto è ora di alzarsi e di darle da mangiare.
Ci metto 15 minuti di autobus, o 10 in motorino per arrivare al lavoro. Ok, sono precaria, può anche essere che da un giorno all'altro mi ritrovo col culo per terra, ma nel frattempo sono al calduccio in un ufficio dove non ci si ammazza di lavoro, tranne che in caso di rare emergenze. E soprattutto nessuno mi rimprovera dei miei orari mattutini decisamente rilassati.
In genere per le sei sono a casa. Non ho un cazzo da fare perché il moroso casalingo fa la spesa, lava i pavimenti e dalla settimana scorsa addirittura stira. Siccome siamo gente senza pretese, senza macchine, senza vestiti firmati, senza vacanze esotiche (e senza figli, aggiungerei, ma questo è un altro discorso), il mio stipendio ci basta.
Io lavoro, lui fa l'angelo del focolare. Il risultato: un sacco di tempo libero per tutti e due.
La morale però è che io le mie brave sei-sette ore di tempo completamente free di cui posso godere quotidianamente tendo un po' a cacciarle via, visto che assieme alla passione per la scrittura, ne coltivo un'altra, piuttosto insana, per i video-giochi.
Più precisamente per quei cosi chiamati MMORPG che sono una vera droga dal momento che non finiscono mai e sei sempre sempre lì che vuoi fare e strafare per diventare sempre più forte, picchiarti di santa ragione con gli altri giocatori, esplorare mondi ecc. ecc.
Questa cosa mi fa abbastanza ridere. Sono giochi da ragazzi questi. Maschi e giovani di solito. Io sono donna e quasi quarantenne eppure non solo mi ci diverto, ma ho pure la pretesa di imparare a giocare bene, mica mi accontento di due orette al giorno...
A mia discolpa devo dire che questa è un'attività che condivido con il moroso, e perciò sana e importante per l'equilibrio di coppia.
Da quando è uscita la release europea di World of Warcraft, in casa mia risuonano grida virtuali di guerra e risate e bestemmie (reali) dai microfoni con quali siamo collegati in chat vocale con gli altri amici giocatori.
Tutto questo non è normale... ma è tanto divertente...
Oggi verso mezza mattina ho guardato fuori dalla finestra e ho avuto un pensiero originalissimo: fa caldo, è quasi estate.
Mi immagino qualche centinaio di migliaia di italiani che han pensato la stessa cosa in questi giorni.
Io mi accorgo che fa caldo quando mi si ingrossano le vene delle mani e mi fa fatica pestare i tasti della tastiera. Devo correre in bagno ogni due ore a bagnarmi i polsi altrimenti non ci duro.
Il pensiero immediatamente successivo è stato il seguente: quindi è passato un anno dall'ultima estate.
Anche questo assolutamente originale e denso di profondi significati.
Un anno, detto così è un lasso di tempo lunghissimo. Quando andavo a scuola un anno scolastico (che poi sono meno di 10 mesi) era una sorta di eterno intervallo di tempo durante il quale potevano succedere e succedevano cose assolutamente stratosferiche. Tipo trovare il moroso o anche cambiarne tre in tre mesi. Tipo andare finalmente alla festa figa del liceo. Ben tre giorni tre al mare assieme agli amici. Prendere la patente! L'esame di maturità! Poi il senso del cambiamento: crescere, migliorare, progredire.
Adesso dico un anno ed è una baggianata. Anzi comincio a confondere un anno con l'altro. Non so bene se ho inziato a lavorare qui tre o quattro anni fa, se sono due o tre anni che dimentico di fare il pap-test, se la revisione del motorino è stata l'anno scorso oppure prima.
Un anno fa il mio moroso cercava lavoro. Poi si è visto che convincere lui a lavorare è come pretendere che un pesce rosso sopravviva sulla mensola del salotto. Così ci siam messi il cuore il pace, lui fa il casalingo e se non altro abbiamo smesso di litigare. Comunque non lavorava allora e non lavora adesso.
Poi facevo questo lavoro qui, dove non si capisce niente. E' come il deserto dei tartari. E' tutto fermo, ogni giorno ci diciamo: ah ma non può andare avanti così per molto. E' passato un anno ed è esattamente uguale a prima. Anzi peggio.
L'anno scorso quando mi sono messa in costume ho pensato: che cazzo, sei troppo magra, ci stai male in costume. Bisogna che per l'anno prossimo ti metti almeno cinque chili in più. Saranno dieci anni che la penso sta cosa e non ingrasso un etto.
L'estate scorsa quando era caldo e in casa mia non si respirava (una mansarda nel centro di Bologna è un inferno in miniatura) io e il moroso ci siamo detti: ah no, questa è l'ultima estate così. La prossima primavera si rifà il controsoffitto (che sta per crollare) e si mette l'impianto dell'aria condizionata. Il controsoffitto è ancora lì che perde pezzi di intonaco e l'aria condizionata una chimera: però abbiam comprato un ventilatore nuovo.
D'altra parte come fai a prendere ottomila euri (che non hai) e a spenderli per sistemarti casa, quando ancora non sai se questo cacchio di contratto te lo rinnovano? Meglio aspettare tempi migliori.
Insomma vabbè, ieri era l'anno scorso, un battito di ciglia ed è passato un anno intero.
La mia gatta invecchia. E io con lei.
Però nonostante tutto non sono di cattivo umore.
1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
In ordine sparso
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