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domenica, 30 gennaio 2005
Varie&Eventuali

Questo è uno di quei post che mi viene da scrivere quando lascio il blog per troppi giorni abbandonato a se stesso.

Sto leggendo "Il viaggio dell'assassino", il volume conclusivo della trilogia dei Lungavista.
Sono ammaliata. Vorrei quasi essere lì anche io assieme a Fitz-Chevalier.
Come vorrei sapere scrivere così bene. Il potere di costruire un mondo e di fartelo sentire vicino e reale.

Persevero nella mia idea di scrivere un romanzo. Ho fatto qualche progresso: ho una cartina, ho definito gli aspetti religiosi e quelli politici, ho qualche personaggio e comincio a sapere molte cose di loro, ho un abbozzo di trama. Ho pure scritto un primo breve capitolo. Sono solo quattro pagine. Ho una mezza idea di metterlo sul blog, mi piacerebbe sapere se è un inizio che fa venire voglia di andare avanti a leggere o no.
Ho sempre una vocina dentro che mi dice che sono pazza. Ho davanti ore e ore di lavoro. Sarò fortunata se riesco a scriverlo in un anno. Non ho mai fatto progetti così a lunga scadenza in qualcosa che non ha niente a che vedere con lo studio o con il lavoro. Insomma non è affatto necessario che io utilizzi tutto il mio tempo libero in questo progetto, mi domando chi me lo fa fare.

Sul fronte fumo niente di buono. Non ci vuole niente e mi scordo completamente di controllarmi. Arrivo a finire quasi un pacchetto, poi però fisicamente mi sento male. Non solo fisicamente. Avrei bisogno di qualcosa che mi ricordi i miei propositi ogni volta che allungo una mano a prenderne una. Non mi costa un grande sforzo fumare poco, basta davvero un minimo di autocontrollo. Non è difficile come non fumare affatto. Eppure ci sono giorni in cui di proposito annego nell'oblio totale, e voglio solo continuare a farmi del male (fumando) in santa pace. Ora per fortuna mi è rimasto solo il fondo del pacchetto e siccome non ho nessuna intenzione di uscire farò di necessità virtù. Per oggi...

Se potessi esprimere un desiderio vorrei un anno sabbatico. Tutto per leggere, scrivere e fare qualche piccolo viaggetto per l'Italia. Poi forse tornerei anche a lavorare di buon grado, ma in questo periodo, del lavoro sono davvero stanca.


Postato da: marinai a 15:07 | link | commenti (5)

venerdì, 21 gennaio 2005
Piccole scoperte

Un po' di tempo fa ero a fare un giro in libreria assieme al mio moroso. Stavamo tutti e due davanti allo scaffale del fantasy a sbirciare libri a casaccio.
Lui trova una frase piazzata sul retro di una copertina che recita così: "Non pretendo di essere stato un grande uomo. Eppure, se io non fossi nato... tante cose sarebbero diverse... Migliori? Non penso". Subito si esalta (per la frase, non per il libro) perchè a lui piacciono un sacco gli eroi e tutte quelle cose lì. Voleva portarsi a casa quella frase a tutti i costi, e così mi sono messa a frugare nella borsa in cerca di una penna e di un pezzo di carta. (Questo mi porta a fare una riflessione su cosa sarebbero gli uomini senza le borse delle donne).
Insomma alla fine la penna non salta fuori, io avevo fretta di tornare a casa, e poi ero andata lì perchè volevo comprarmi un romanzo fantasy.
Morale sono tornata a casa con questo libro dal titolo "L'apprendista assassino" di una tal Robin Hobb a me del tutto sconosciuta.

Comincio poi a leggerlo senza troppo entusiasmo anche perchè nè la copertina, nè il titolo, nè quello che ci stava scritto sui risvolti mi attiravano più di tanto. E infatti lo pianto verso pagina quindici perchè proprio non mi pareva niente di che.
Arriva il giorno in cui il capo ufficio mi chiede di andare a un convegno a Perugia, avvisandomi con due giorni di anticipo, procurandomi lì per lì una mezza incazzatura perchè odio le cose improvvisate, soprattutto quando si tratta di viaggi.
Sono assolutamente incapace di affrontare un viaggio in treno senza un libro. Anche per viaggi brevi, figuriamoci quattro ore di andata e altre quattro di ritorno. Questa volta però fino all'ultimo momento non ci avevo pensato, così è finita che un attimo prima di partire ho afferrato il primo libro a casaccio di quelli che stazionano sopra il comodino. Ovviamente era quel libro.

Durante quel viaggetto ho scoperto un paio di cose inaspettate.
Prima di tutto quello che avevo tra le mani era un romanzo formidabile. La chiamano, ho scoperto poi, fantasy adulta, quella in cui gli aspetti favolistici non sono preponderanti, il confine tra bene e male ha le sue brave sfumature e soprattutto i personaggi hanno uno spessore grosso così, niente a che vedere con le macchiette dell'eroe senza macchia e senza paura e della bella principessa prigioniera del castello.
Sì lo so, colpa mia che del fantasy non ne ho mai capito niente e mi tiravo dietro enormi pregiudizi.
La seconda cosa che scopro è che Perugia è una città incantevole, costruita in cima ad un colle, con un centro storico tutto pietra, edifici imponenti che incombono dall'alto e strade strette e storte che se ti distrai un attimo puoi vederci passare qualche guerriero in armatura completa e potrebbe non sembrarti nemmeno strano.
Questo per dire che la prossima volta che mi mandano all'improvviso in qualche luogo sconosciuto mi incazzerò di meno.

Quel libro alla fine l'ho divorato e subito dopo ho comprato il seguito. Mi sono innamorata, è una scrittura che mi commuove, sfoglio le pagine con una cautela che solitamente non uso, visto che i libri, quando mi piacciono, li divoro e stop.

La cosa drammatica è stata scoprire che il terzo volume, quello conclusivo, la casa editrice non l'aveva pubblicato e che dovevo aspettare la fine di gennaio per averlo.
In tutto questo, ero così entusiasta di questi due romanzi che li ho voluti prestare alla mia collega, quella che ha la scrivania a fianco alla mia e con la quale faccio milioni di chiacchiere quotidiane.
Si è innamorata anche lei.
Ha sanzionato che il terzo volume doveva a tutti i costi regalarmelo lei. Nella sua testa era giusto così: lei lo comprava, io lo leggevo, e poi glielo prestavo come avevo fatto con i primi due.
E così mi sono messa in attesa di questa benedetta uscita, sperando che la casa editrice non ritardasse.
Ecco oggi la mia collega ha fatto questa mossa. La libreria presso la quale aveva fatto l'ordine le ha inviato una e-mail per avvisarla che il libro era arrivato. Lei senza senza fare cenno alla mail mi ha detto che all'ora di pranzo doveva uscire un attimo, se l'è filata quatta quatta, e quando è tornata, zac, mi ha messo in mano il tanto sospirato volume!

Ora lo so che detta così sembra anche una cavolata, ma certe volte le persone fanno per me queste cose carine e io ci resto così, a bocca aperta, perchè non me le aspetto.
Una volta non era così, una volta mi aspettavo davvero tanto dagli altri e spesso ci rimanevo male.
Adesso sono più schiva, lego a fatica con le persone e nutro sempre poche aspettative.
E ogni tanto capita qualcosa così che invece che male, mi fa rimanere bene.


Postato da: marinai a 19:50 | link | commenti (2)

mercoledì, 19 gennaio 2005
Fantasia

Circa un anno fa la mia testolina bacata ha prodotto un'idea per un romanzo fantasy.
Ora io sono una persona dotata di una dose di buon senso minima ma sufficiente ad evitarmi l'imbarco verso avventure disperate, quindi subito dopo avere partorito l'ideuzza di cui sopra mi sono detta: cazzate, la tua cultura fantasy è composta da visioni cinematografiche del Signore degli Anelli e da giochini per pc; accanna l'idea e dedicati ad altro.

Solo che l'ideuzza continuava a solleticarmi la base del cranio e ad arricchirsi di particolari, un po' di ambientazione, una manciata di personaggi ben delineati, un abbozzo di trama.
Mi lascio quindi trascinare dal fervore artistico e scrivo l'inzio del primo capitolo, che forse è il prologo. Nel frattempo mi metto a leggere un po' di fantasy (e scopro un paio di romanzi belli da togliere il fiato, prima o poi ne voglio parlare nel blog) e mi metto anche a girellare per internet alla ricerca di siti in cui si trattasse di scrittura, possibilmente fantasy, con consigli ai dilettanti ecc. ecc.
Mi imbatto così nel sito di uno scrittore, giovane, italiano e fantasy. Io credevo che nemmeno esistessero. Si chiama Andrea D'Angelo e a giudicare da quel che scrive sul sito deve essere una persona assai carina. Ha messo on line una vera e propria rubrica interamente dedicata alla scrittura di un romanzo fantasy. Lui afferma che prima di intraprendere il lavoro di scrittura, è opportuno fare un robusto lavoro di pianificazione ... la mappa del mondo, la cultura e la religione dei popoli che la abitano, le lingue parlate, e poi le schede dei personaggi, la cronologia degli avvenimenti ... insomma un lavoraccio!

Io non sento molto affine l'ideale dello scrittore che in preda alla sua musa ispiratrice si alza nottetempo e si getta con furore artistico sulla tastiera del PC e spontaneamente produce il capolavoro letterario del secolo.
Mi piace di più l'idea dello scrittore artigiano, che immagina il suo progetto, lo cura come fosse un figlio, lo realizza dando lentamente forma alle sue fantasie e infine lo cesella fin nei minimi dettagli.
Malgrado questo l'idea di passare mesi e mesi a stendere scalette, schede d'ambiente, cronologia degli eventi e quant'altro mi ha spaventato.
Cavoli, io voglio scrivere, mica mettere assieme un'altra tesi di laurea!

Insomma mi sono trovata con queste idee fisse nella testa, con personaggi che volevano la loro storia a tutti i costi, fino a togliermi il sonno, e il contraltare del lavoro di scrittura che non procedeva insabbiato da troppi dettagli che non tornavano, da visioni troppo sfocate della situazione, da eventi che non trovavano la loro giusta collocazione.

Infine mi sono arresa.
Armata di santa pazienza e buona volontà (altro che musa) ho cominciato a stendere un documento che riguarda il mito delle origini del mio mondo (la bibbia in pratica), ho cominciato a fare ricerche su antichi miti e perdute civiltà, ho disegnato una mappa ... insomma ho cominciato a costruire questo benedetto mondo in cui dovrei collocare la mia vicenda.
Beh... io ero convinta che si trattasse di un lavoro parecchio noioso e faticoso. Sbagliato: mi sto divertendo un casino, sto imparando un bel po' di cose nuove, e più vado avanti più vedo questa cosa che cresce e si arricchisce di dettagli. Sta cominciando a prendere vita.

Ora è probabile che non arriverò mai alla fine dell'impresa, e anche se mai ci arrivassi mi scappa da ridere a pensare che il risultato potrebbe anche essere disastroso. Ma se non altro mi ci diverto.
E poi lavorare a questo progetto, allegerisce il peso dell'inutilità delle mie attività quotidiane.


Postato da: marinai a 18:49 | link | commenti (3)

giovedì, 13 gennaio 2005
Sproloquio

Tutta questa attenzione sul fumo comincia a darmi su i nervi. E' un bla bla bla continuo, è diventata una questione politica, di principio, forse anche ideologica, nella migliore delle ipotesi sociale.
Avranno anche ragione loro, ma per me il fumo è e resta una questione soprattutto personale. Perchè poi alla fine quello che dovrebbe contare non è fare stare meglio le persone?
La legge sul divieto di fumo nei locali pubblici, ci scommetto, è fatta male. Tra poco salterà fuori qualche vizio di costituzionalità o robe del genere. Mentre mezza italia si accapiglia su questa cosa io mi metto a fare l'individualista e trovo il modo per trarre il meglio (per me) dalla situazione.
Il fatto che non si possa più fumare da nessuna parte se non per strada o a casa propria mi sbatte in faccia gli aspetti più deleteri del vizio, quelli legati alla dipendenza, quelli che puoi permetterti di fare finta di non vedere quando il fumo è socialmente accettato in tutti gli ambienti. Insomma quando dici a te stesso questa sigaretta la sto fumando perchè mi va, non perchè sento il bisogno compulsivo di infilarmi un rotolino di carta in bocca e di aspirare in modo forsennato. Ma sì dai, tutti i fumatori un po' lo fanno, di mentire a se stessi. Ti dici: sto fumando perchè ne traggo piacere, è una mia libera scelta, potrei anche non farlo.

Ecco adesso sei nella situazione in cui quel "potrei anche non farlo" lo devi dimostrare, a te stesso e agli altri.
Tipo ieri sera, che vado fuori a cena, in un locale dove non si può fumare, assieme a due non fumatori.
Ho lasciato le sigarette a casa, ho rinunciato a quella del dopo cena che per me è sacra. Fumore sarebbe stato scomodo, meglio non fumare affatto.

Sono esperimenti, per lottare contro la dipendenza senza rinunciare al piacere.
Tengo una media di sei-sette sigarette al giorno, me le godo tutte, ma proprio tutte, le scelgo una per una, le associo a qualcosa di piacevole, che sia una pausa dal lavoro o il caffè del dopo pranzo. Niente sgabuzzino dei fumatori in ufficio, piuttosto esco e faccio due passi all'aria aperta. Niente fughe precipitose fuori dal ristorante per riportare il tasso nicotinico nel sangue ad un livello adeguato, interrompendo conversazioni piacevoli e prendendo freddo, niente sigarette appoggiate davanti al pc di casa da prelevare automaticamente una dietro l'altra.
Più piacere e meno dipendenza.
Io dico che si può fare.
Farà male lo stesso? Fanno male tre sigarette al giorno? e quattro? e sette? da che livello in su cominciano a fare male sul serio?
Queste sono domande che non si possono porre, perchè hanno deciso che l'alternativa è una sola: o fumi e sei un pazzoide suicida e untore, o fai la cosa giusta e smetti.

E come smetti? Come fai del bene a te stesso e agli altri prendendo questa stoica decisione che ti salverà dall'inferno?
Con i sostituti a base di nicotina, con gli psicofarmaci, con le graffette.
Mi spiattello dalle risate quando li sento dare i numeri ... studi che dimostrano le percentuali di successo di questo e di quest'altro metodo. Studi? Fatti da chi? Con i soldi di chi? Su qualche campione di persone? Su che distanza di tempo? Mettendo a confronto quali metodi?
Non è dato saperlo ovviamente, ma intanto di sparano un po' di numeri a casaccio che servono solo a fare salire i consumi di questi prodotti, senza che ci sia da nessuna parte un po' di informazione sana, corretta e non strumentale.

Io dico che in mezzo a tutto questo casino la gente è sempre più sola e non sa da che parte girarsi.
Non fatevi fregare. Chi vuole smettere smetta, chi vuole continuare continui, chi vuole usare i cerotti o le medicine le usi.
Ma fatelo con coscienza, pensateci su, riflettete, prendete informazioni, scavate dentro voi stessi.
Qualsiasi cosa ma non agite come macchinette impazzite sollecitate da statistiche inventate, da sensi di colpa indotti, da rumore mediatico.


Postato da: marinai a 15:47 | link | commenti (3)

martedì, 11 gennaio 2005
Sul silenzio

Riflettevo ancora su questo mio rapporto schizofrenico con la scrittura.
Dopo una esperienza breve (ma intensa e soddisfacente) risalente a più di dieci anni fa, non più scritto niente, se non incipit esaltanti di storie che si fermavano dieci righe dopo.
Il motivo per cui ho smesso è paradossale: c'erano persone serie et seriamente interessate a quello che scrivevo.
Mi è venuta l'ansia da prestazione e non sono più stata capace di scrivere una riga.

Insomma poi verso l'estate dell'anno scorso torno in pieno trip scrittura. Mi lascio travolgere dall'idea di un romanzo, passo ore su internet a cercare di documentarmi su certe cose, riempio tre quaderni di appunti, abbozzi di trama, schede di personaggi. Inizio pure a scrivere il primo capitolo.

Poi emerge prepotente il bisogno di avere rassicurazioni e confronti. Allora mi butto in rete a leggere forum e siti vari dedicati agli scrittori dilettanti, mi informo sui concorsi e robe così. Smetto di scrivere il romanzo e scrivo qualche racconto per qualche concorso, tanto per vedere l'effetto che fa.

Ecco ora mi rendo conto che tutto questo è perverso.
La scrittura ha bisogno in prima cosa di silenzio. Bisogna lasciarla crescere in silenzio, nutrirla di buone letture e soprattutto amarla, possibilmente lontano dal chiasso dei concorsi, degli esordienti in cerca di editori, dei dibattiti sui generi e sul mercato. Bisogna lasciarla andare un po' per conto suo. Solo che per farlo bisogna avere molta fiducia in se stessi, perchè scrivere costa tempo, fatica, sudore e lacrime. Tutto questo al buio e in silenzio, senza che nessuno ti veda e ti parli. Insomma senza specchi.


Postato da: marinai a 15:04 | link | commenti

lunedì, 10 gennaio 2005
Come dice lui

Mi piace quello che ha scritto Michele Serra oggi qui


Postato da: marinai a 13:44 | link | commenti

lunedì, 03 gennaio 2005
Colpevoli confessioni

Non ho più voglia di parlare di fumo.
La mia amica Azzu non trova disdicevole la deriva intimista. Per questa volta posso pure darle retta.

Quando attraverso questi periodi (e sono lunghi) in cui non ho voglia di fare niente di niente, passo ore davanti al pc giochicchiando, parlando su icq, leggendo e scrivendo su forum (e blog).
Ho scoperto che i blog mi piacciono. Tutto sommato c'è un sacco di gente intelligente e brava a scrivere. Non esagero se dico che i blog  mi hanno ridato un po' di fiducia nel genere umano.
Quello che  mi manca al momento, lo ammetto, è un po' di fiducia in me stessa. Almeno credo sia quella che aiuta a superare le frasi apatiche.
E' che mi sembra che al mondo ci sia un sacco di gente molto impegnata ad inseguire i suoi sogni, insomma quando uno ha fatto il suo dovere (leggi lavoro, casa, famiglia per chi ce l'ha) potrebbe ritagliarsi una bella fettina di tempo per costruire qualcosa ... che so. Coltivare amicizie? Fare del volontariato? Viaggiare verso mete esotiche? Seguire un corso di cucina? Andare in palestra? Dipingere?

Ecco io non riesco a fare nulla di tutto questo, a parte qualche breve sprazzo di attivismo. E dire che quello che voglio fare lo so, da più di dieci anni. Solo che molto semplicemente non lo faccio. Pigrizia? Paura di non riuscire? Che diamine ne so ...

Oddio in parte c'è da vergognarsi a dirlo. Il mondo è pieno di gente che scrive, che vuole scrivere, che accumula montagne di racconti e romanzi che mai nessuno leggerà. Era più bello concludere dicendo di avere un sogno nel cassetto di quelli un po' originali. Invece nada. Le mie priorità nella vita sono al momento due: domare la mia dipendenza dal fumo (e già qui sono cazzi) e scrivere.

Insomma ieri dopo settimane che ci pensavo sono riuscita a sbloccare una situazione del racconto (lungo) che sto scrivendo. Si era ingrippato su un tassello di trama che non voleva andare al suo posto. Quando ho trovato l'idea che mancava ero felice come una pasqua.

Poi il niente, pigrizia assoluta, non una riga, non una parola. Tutta felice e gongolante di avere risolto il problema nella mia testa e nessuna volontà di agire di conseguenza.
Ecco io faccio sempre così: elaboro un sacco di bei pensieri e magiche soluzioni a tutto, dall'arredo della casa all'impostazione di un nuovo lavoro (in ufficio). E poi non faccio niente, tengo tutto lì nella testa come se questo bastasse.

Quanto mi sto sul cazzo.


Postato da: marinai a 22:25 | link | commenti (4)

Inutilepost

Vacanze abbruttimento.
Ho voglia di fare niente niente niente. Ma proprio niente di niente.
Ogni tanto mi sovviene l'esistenza di questo blog e medito su cosa farci.
Confido sul fatto che da qui alla befana arrivi uno di quei momenti di attivismo durante i quali riesco miracolosamente a recuperare il temo perso nelle fasi di nullafacenza.


Postato da: marinai a 16:06 | link | commenti (3)

 

Presentazioni

1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)

2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne

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