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giovedì, 30 dicembre 2004
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Ieri mentre tornavo a casa dal lavoro ho alzato gli occhi verso un palazzo antico. Ho guardato le finestre grandi e il cielo cupo sullo sfondo. Con uno sforzo di fantasia ho cercato di immaginare come potesse essere un muro d'acqua alto come il palazzo che a tutta velocità si andava a schiantare contro la sua facciata, le finestre che esplodevano nell'impatto e l'acqua che mi sbatteva contro la vetrina dell'ottico e che poi mi sbalzava verso l'alto fino al cielo e ricadere e piano piano si ritirava lasciandomi come un pupazzo gonfio con le braccia e le gambe allargate sull'asfalto devastato da automobili ammucchiate e silenzio.


Postato da: marinai a 13:24 | link | commenti

giovedì, 23 dicembre 2004
Comunicazioni di servizio

1. Il mio moroso ed io forse non ci lasciamo più. Non che la cosa sia di interesse generale ma visto che qualche post qui sotto avevo socializzato la mia crisi di coppia mi sembra doveroso informare che è - parzialmente - rientrata.

2. Dopo l'altalena fumo, non fumo, non fumo, fumo, chi siamo, dove andiamo, qual è il senso della vita con o senza le sigarette mi sono messa alla ricerca del difficile equilibrio tra l'autoconservazione e il piacere. Con ferrea disciplina fumo cinque sigarette al giorno, che tuttavia sono troppe e che vorrei portare a tre. So che esistono rarissimi esempi di forti fumatori che sono riusciti dell'impresa. Con questa perdo il diritto di comparire nella lista di Smettiamola tra quelli che hanno spento la loro ultima sigaretta. Non so se Latifah vorrà inaugurare per me una nuova categoria, all'insegna della moderazione. Temo tuttavia che possa essere un po' diseducativo e di cattivo esempio.

3. Ho perso un po' la voglia di scrivere questo blog. Colpa della deriva intimista e un po' segaiola che ha preso con dissertazioni pseudoanalitiche sulla rabbia e cose del genere. Ora vediamo se il Natale mi porta consiglio e mi viene in mente di cosa potrei scrivere ancora.

Intanto auguri a tutti quanti, e grazie alle tre-quattro persone che hanno sempre letto e commentato tenendo un po' vivo il blog.


Postato da: marinai a 14:37 | link | commenti (6)

sabato, 18 dicembre 2004
Della rabbia

Rimini, Giugno 1991. Una mattina d'estate. Sono sopra l'autobus per raggiungere gli amici in spiaggia qualche chilometro più a sud.
Alla spiaggia non ci arrivo mai perchè sopra quell'autobus conosco per la prima volta un attacco di panico.
Uno di quelli veri però.
Adesso si sente dire, ero bloccato nel traffico mi è venuto un attacco di panico, è entrato il capo e mi ha convocato in ufficio, mi è venuto un attacco di panico, e cose simili. E' un modo di dire, come quando qualcuno ti spaventa e si risponde: mi hai fatto venire un infarto. Un conto sono i modi di dire un conto sono le cose vere.
Insomma da quel momento la mia vita è diventata un grosso casino apparentemente irrisolvibile.
Dopo un paio di frustranti tentativi con medici che mi guardavano per traverso e mi prescrivevano ansiolitici in silenzio, decido di prendere di petto la situazione e approdo nello studio di uno psicologo. Ci resto dieci anni.

Durante i primi due anni di quelle sedute settimanali a volte capitava che l'uomo seduto dietro la scrivania, al quale avevo affidato la mia unica speranza di tornare ad avere una vita normale, alzando un sopracciglio mi domandava: Scusi ma lei è arrabbiata?
Un po' come la psicologa della pubblicità: Ma lei l'aranciata l'aveva pagata?
Ogni volta che mi sentivo rivolgere quella domanda negavo energicamente. Io ero una persona mite, bravabuonabella sempre pronta a farsi in quattro per gli altri. Io non ero mai arrabbiata con nessuno, toh al massimo potevo esserlo con me stessa, ma mai con gli altri. La rabbia era qualcosa di completamente estraneo al mio carattere.
Finchè un giorno, davanti all'ennesima domanda sulla rabbia ho detto che sì, in effetti, forse ero un pochettino arrabbiata.

Da quel momento mi si è aperto un mondo. Dio quanto ero incazzata, incazzata da una vita, da quando ero nata, con tutto e con tutti, con mia madre, con mio padre, col moroso, con gli amici. Una rabbia enorme, atavica, ed ero così tanto abituata ad averla che nemmeno me ne accorgevo.
Con il passare degli anni quella rabbia è stata analizzata, dissezionata, guardata, espressa, legittimata, temperata, impacchettata.

Sento dire spesso in giro che la rabbia andrebbe espressa perchè non bisogna tenersela dentro.
Sì, saggio consiglio, ma dipende da quanto si è irrimediabilmente incazzati col mondo intero.
Se una mattina al lavoro il tuo capo ti rimprovera e la cosa ti fa così arrabbiare che vorresti mandarlo a fare in culo e uscire sbattendo la porta?
Se sopra un autobus uno studente brufoloso ti sbatte per sbaglio uno zaino assassino sulla faccia e la tua reazione sarebbe quella ti restituirgli il favore con un pugno sul naso?
Se il ritardo di un amico ad un appuntamento ti pare una tale mancanza di rispetto che quando lo vedi arrivare vorresti girare il culo gridandogli un paio di parolacce assortite?
Se la rabbia alberga dentro di te fino a questo punto: la esprimi e finisci a tua scelta in galera, in manicomio, o nella migliore delle ipotesi solo come un cane. Oppure la reprimi, la controlli, la lasci implodere (e probabilmente ti ammali). Oppure riesci in qualche modo ad arrabbiarti di meno.

Per me (e sottolineo la soggettività della cosa), la più grossa remora allo smettere di fumare è la paura di non risuscire a controllare la rabbia in eccesso. E questo è esattamente uno di quei momenti in cui la rabbia tracima da ogni poro e rischia di travolgere ogni cosa lasciando a terra solo cadaveri.

Mi sono attorcigliata in questa cosa, tra il desiderio di smettere immediatamente per non rovinare la fatica di quasi due mesi, e la paura di perdere il controllo. Paura del tutto giustificata visto un paio di cosette che sono successe e che non vale la pena raccontare qui.
Poi ho trovato una delirante possibile soluzione. Prendo un bel pacchetto nuovo di sigarette, copro le fantomatiche scritte terrostiche con due etichette bianche e ci piazzo sopra le mie avvertenze: DA USARSI SOLO IN CASO DI ESTREMA NECESSITA' (da una parte) e ACCENDERE IN CASO DI PERICOLO (dall'altra parte).
Ho il mio salvavita.

Dopo di questa penso di avere appena reso pubblica la mia malcelata insanità mentale. Vado a lavare posacenere, denti e capelli, spalanco la finestra e ricomincio. Cioè rismetto.
Anche perchè lunedì ho la visita di controllo dal pneumologo e non mi dispiacerebbe dirgli col sorriso: sì sì, ho fatto come mi ha detto, ho smesso. E poi ho anche un po' fifa.


Postato da: marinai a 17:11 | link | commenti (2)

giovedì, 16 dicembre 2004
Fumando fumando

Oggi pensavo di appendere un cartello sul blog con scritto: chiuso per fumo.
Insomma apro un blog per dire addio alle bionde e mi rimetto a fumare. L'idea era di mettere il blog tra parentesi, attendere la stabilizzazione del mio chip emotivo, astenermi dal fumo e riprendere poi a scrivere.
Ma ho come la sensazione che sarebbe stata una chiusura definitiva. Mi conosco, nel giro di dieci giorni avrei dimenticato di essere stata una ex-fumatrice (anche se per poco tempo). Allora decido di tenere vivo il filo delle riflessioni legate al fumo, per non perdere l'abitudine e per tenermi la memoria fresca.

In questi giorni, anche se ho fumato davvero poco rispetto alle mie precedenti abitudini, sono andata a dormire sempre con il disgusto: senso di pesantezza, bocca bruciante e puzza sul cuscino. La fatica di questi (quasi) due mesi mantiene un argine pur in questa mia ricaduta (dio che brutta parola). Non sono tornata nello sgabuzzino a fumare, non ho fumato in ufficio nè davanti a nessuna persona che crede che io abbia smesso. Ho fumato un po' solo la sera a casa da sola, davanti al monitor.

Insomma io ho ceduto alla tentazione della sigaretta perchè in un momento di crisi mi è sembrato necessario. Può anche darsi che in quel momento lo sia stato, che sia stata necessaria la prima, la seconda e forse anche la terza ... ma tutte quelle dopo?
Non è che quei tubicini mi aiutino veramente a riflettere, a prendere delle decisioni importanti (come quelle che devo prendere in questo periodo), a sentirmi meno sola o che cavolo ne so ... ma c'è una cosa, difficile da spiegare: la sensazione di essere tornata ad essere me stessa dopo molto tempo in cui ero qualcun altro. L'abitudine al fumo deve avere a che vedere anche con il senso della propria identità, forse anche per questo è così difficile liberarsene.
Non mi sta piacendo fumare ancora, mi da proprio fastidio, mi abbatte un po' fisicamente, percepisco l'odore, il sapore .. tutte cose alle quali ero abituata da decenni e che invece adesso mi schifano parecchio. Ma nonostante questo resta quella maledetta sensazione di essermi ripresa un pezzo di me che prima mi mancava. Ed è una sensazione piacevole, rilassante, come se una lunga tensione si fosse sciolta di botto, è come fare pace con se stessi.  E questa sensazione che deve essere più che altro un'illusione o un'apparenza d'altro, rischia di farmi rimanere attaccata alle sigarette ancora per molto.

No insomma, lo devo evitare in qualche modo.


Postato da: marinai a 00:35 | link | commenti (5)

lunedì, 13 dicembre 2004
Enterprise

I Borg hanno invaso l'Enterprise per assimilare tutto l'equipaggio.
Picard e Data si aggirano cauti per la nave, armi alla mano, in cerca dei nemici.

Data - Capitano, provo ... una forte ansia. E' sgradevole.
Picard - Data, le consiglio vivamente di disattivare il suo chip emotivo.
...
Data - Fatto Capitano.
Picard - Data, non sa quanto la invidio


Postato da: marinai a 19:56 | link | commenti (2)

Profondo rosso

Posso ritenermi soddisfatta: ho un motivo per sentirmi depressa.
I nodi che dovevano venire al pettine hanno scelto questo meraviglioso momento: è natale, ho smesso di fumare (e la cosa mi rende nervosa), e il mio compagno ed io ci lasciamo.

Mi domando spesso se la felicità nella vita sia un fatto di merito o di culo. Tralasciamo il fatto che la felicità è sempre qualcosa di attimi, mai uno status acquisito, ma negli ultimi tre anni mi era capitato spesso di sentirmi felice. Momenti così, senza senso, che mi facevan pensare che stare al mondo è una cosa piacevole. Non è un caso se non ero mai sola in quei momenti.

La solitudine mi terrorizza. C'è gente che si lamenta del natale perchè si deve sorbire un'overdose di famiglie e parentami vari. Io non so nemmeno che significa un natale così, e nemmeno un giorno normale così. Da un po' avevo messo in piedi un simulacro di famiglia, il mio compagno, il gatto ed io. Questo mi rendeva un po' felice, abbastanza da pensare che potevo abbandonare la mia coperta di linus, le famigerate bionde che tanta compagnia mi avevano fatto in passato. Adesso via, spazzata via anche questa. Sim sala bim si torna soli, il gatto ed io.

Ho pensato mentre ero sul letto con gli occhi sbarrati che non ho la forza, che scivolo sempre di più verso una solitudine irreversibile, rapporti lacerati di ogni genere, amori, amicizie, legami familiari. Poi ci sono figure di persone sole che sopravvivono. Ho pensato a due donne, che conosco di vista a lavorare, che da sole si sono pure tirate su dei figli. Non voglio pensare a come deve essere stato il loro sconforto.

Comincia un incubo. Tornare a casa e il mio ragazzo non ci sarà, le sue cose ovunque che presto verranno messe in una scatola e spedite via, paure e inquietudini che riesplodono, angosce di fallimento, e soprattutto la mancanza, il vuoto, la tortura, i progetti demoliti. Sì insomma, in tanti ci sono passati, lo sappiamo com'è.

Nello sconforto più totale mentre annaspavo per fare fronte a questa realtà che mi attende, ho comprato le mie sigarettine e le ho fumate. Ero certa che senza di loro avrei perso il controllo. La prima è stata una bomba: si, tenerla tra le dita e fumarla lentamente e con gusto mi ha fatto pensare per un po' di essere forte, tanto forte da non avere bisogno di niente e di nessuno. Ma solo lei è stata così, quelle successive sono state le solite stronze sigarette che puzzano assolutamente inutili incapaci di una qualsiasi consolazione. E d'altra parte come potrebbe essere altrimenti?

Adesso questa stanza puzza di fumo, e mi fa schifo. Domani puzzerà solo di solitudine perchè il resto del pacchetto l'ho buttato via. Non è della loro mancanza che soffrirò.

Questo post fa schifo, è una di quelle cosette intimiste che non si capisce bene per quale motivo uno dovrebbe scrivere su internet. Vabbè pace, tanto oggi fa tutto molto schifo e continuerà a farlo per un bel pezzo.


Postato da: marinai a 01:08 | link | commenti (4)

sabato, 11 dicembre 2004
Avvertenze

Dovrebbero scriverlo da qualche parte. Magari sui pacchetti di sigarette al posto di quelle frasi terroristiche.
Attenzione: smettere di fumare può causare depressione.
Una leggera depressione; si meglio specificare, visto che la depressione è una cosa seria, meglio essere precisi.
Non per convincere la gente a continuare a fumare, ma per onestà.
Bisogna essere onesti. Non ha senso riempire milioni di spazi con comunicazioni sui danni del fumo e non dire mai a chi cerca di smettere a cosa andrà incontro.

Smettere di fumare ti fa diventare stitico, nervoso, e ti fa ingrassare di almeno quattro chili.
Ed è solo la prima fase.
In quella successiva può capitare che la mente ti si riempia di pensieri lugubri e fallimentari sul senso della tua vita, che la testa al mattino ti pesi sul cuscino più del solito e non vorresti alzarti mai, che ogni cosa assuma un colore grigio spento e che niente e nessuno riesca a strapparti un sorriso sincero.
Magari non fa così a tutti, ma a molti si.
Allora dovrebbero dirlo. Non che ti riempiono la testa raccontandoti solo una faccia della medaglia, su quanto faccia bene smettere di fumare su tutte le cose meravigliose che ti succedono dopo tre minuti, tre giorni, tre mesi, tre anni. Dovrebbero dire anche il resto, così uno non ci arriva impreparato e sa cosa si deve aspettare.

Smettere di fumare può causare una leggera depressione.
Propendo per pensare che si tratti di una fase breve e passeggera.
Almeno spero.
Lo spero vivamente.
Gradirei che qualcuno me lo dicesse. Ma non me lo dirà nessuno. Tutti mi sanno dire di quanto mi si allunga la vita per ogni sigaretta che non ho fumato e che non fumerò. Ma non è questo che voglio sapere adesso. Voglio sapere quanto dura questa cazzo di depressione.


Postato da: marinai a 13:54 | link | commenti (2)

giovedì, 09 dicembre 2004
Trasgressione

Ieri sera era il momento della trasgressione. No, non del cedimento e della sconfitta, ma di una trasgressione voluta e lungamente premeditata.

Uscire a cena con Chiara significa cibo, vino, sigarette, parole, il tutto di ottima qualità e a fiumi. Le nostre serate inziano attorno alle nove e finiscono quando i padroni del locale ci buttano fuori. Nella mia testa non era concepibile una serata così senza nemmeno una sigarettina, una piccola, dolce e innocente trasgressione.
L'avrei fumata alla fine, dopo il dolce e il caffè. Sarebbe stata quell'unica trasgressione legittima e meritata.

Al ristorante lei mette il pacchetto di sigarette sul tavolo e ne fuma una. Poi ne accende un'altra tra il primo e il secondo. Quand'è il momento di spegnerla fa una faccia strana, guarda il posacenere, poi guarda me e mi dice Ma non fumi più?
No, non fumo più, bla bla bla, però magari dopo una te la chiedo, bla bla bla.

Insomma arriva la fine della cena, il pacchetto delle sigarette stava lì, io lo guardavo e pensavo: ok appena è il momento giusto me la fumo.
Ho notato che finchè parlava Chiara e io ascoltavo non avevo tanta voglia di fumare. La voglia mi è venuta forte due volte: una volta quando stavo raccontando un fatto che mi aveva fatto molto incazzare, e un'altra volta parlando di lavoro.

Ad un certo punto, più o meno dopo il dolce, Chiara prende il pacchetto di sigarette e lo rimette nella borsa. Io resisto cinque minuti e poi le dico: ok dai, ne prendo una adesso se non ti dispiace. Lei mi allunga pacchetto e accendino, li poggia sul tavolo davanti a me.
A quel punto mi sono fermata. Ho pensato a come mi sarei sentita a fumare dopo tutto questo tempo, magari mi faceva schifo e mi rovinavo il piacere della cena, magari mi girava la testa per mezz'ora ... insomma è finita che le ho chiesto di lasciare il pacchetto sul tavolo e ho fatto passare altri cinque minuti, poi altri cinque, poi altri cinque, finchè erano le due e ce ne siamo andate.

Niente trasgressione quindi. Ora sto programmando di fumare una sigaretta il 31 dicembre, a cavallo con l'anno nuovo. Ecco sì, una bella sigarettina dopo il brindisi e il pandoro ci sta proprio bene e non me la farò scappare.


Postato da: marinai a 11:36 | link | commenti (6)

 

Presentazioni

1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)

2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne

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