Tratto da una storia vera.
Dialogo tra l'Aspirante Smettitrice e la Psicologa sedicente esperta di questioni di fumo.
O anche: errori da non ripetere.
Psicologa sedicente esperta di questioni di fumo - Allora come va?
Aspirante Smettitrice - Male. Sono 20 giorni che non fumo, sono di pessimo umore, non riesco a lavorare, non riesco a combinare niente, va malissimo.
P (con atteggiamento rassicurante) - Non c'è nulla di preoccupante. La sua è solo la classica sindrome da astinenza da nicotina
A (si e c'era bisogno della psicologa esperta per fare sta diagnosi) - Va bene ma durerà ancora molto? No perchè a me pare di non farcela ad andare avanti così, io mi rimetterei a fumare.
P (sospirando) - Sa, molte donne hanno paura a smettere di fumare perchè temono di ingrassare, però vede lei deve capire che ...
A - Mi scusi se la interrompo, ma questo discorso l'abbiamo già fatto l'altra volta, le ho già detto che non è il caso mio
P (ignorando l'interruzione) - Lei deve capire che l'aumento di peso sarà molto contenuto e che in ogni caso potrà sempre perdere i chili persi in seguito
A (nervosa) - Dottoressa abbia pazienza, ma lei mi ha visto? Peso 42 chili, le pare che possa avere paura di ingrassare?
P (senza scomporsi minimamente) - Ma questo è un problema per le donne, a smettere di fumare ci si guadagna in salute, questo timore di ingrassare va contenuto
A (isterica) - Sarà un problema per le altre donne, ma non per me, la prego, mi creda, lasciamo perdere il discorso, non è ingrassare il problema. Il problema è che mi sento sempre più nervosa e soprattutto non ho voglia di fare niente, non mi va di lavorare e la vita mi fa schifo se non posso fumare
P - Mi sembra di capire che lei fisicamente si sente bene, ma psicologicamente si sente un po' depressa, o sbaglio?
A (sempre più geniale la tipa) - No, non sbaglia
P (con fare deciso) - Beh allora le darei lo Ziban
A (inquieta) - Scusi?
P (sempre più a suo agio) - E' un antidepressivo, pare che funzioni molto bene nella terapia contro la dipendenza da nicotina
A (sempre più inquieta) - No guardi, già ho il cerotto e quella specie di pipetta con le cariche di nicotina, ora ci manca solo questo Ziban. Mon lo voglio
P (spalancando gli occhioni) - E perchè scusi?
A (appoggiando le mani al tavolo) - Perchè non sono così tanto depressa da avere bisogno di uno psicofarmaco.
P (con atteggiamento professionale) - Mi scusi ma lei ha dei pregiudizi contro gli psicofarmaci? Le ripeto è un farmaco innoquo, ed è molto utilizzato in queste situazioni.
A (ragionevole) - No guardi, io non ho nessun pregiudizio, credo che gli piscofarmaci vadano utilizzati quando servono. Solo che questo non mi sembra uno di quei casi in cui servono
P (con atteggiamento rassegnato) - Guardi io le darei proprio lo Ziban invece, poi se lei non lo vuole prendere è un altro conto. In ogni caso vorrei dirle una cosa: se lei riprende a fumare, anche solo una sigaretta ogni tanto, io devo mandarla fuori da questo programma, mi capisce vero?
A (quasi felice) - Si beh io capisco, ma appunto io ho ripreso a fumare qualche sigaretta, e sono venuta qui a dirglielo perchè insomma non so bene cosa fare.
P (con aria superiore) - Ah beh ma casi come il suo sono all'ordine del giorno, io non posso tenerla dentro il programma se lei non ha veramente smesso di fumare, e quindi una volta che decidiamo che lei esce dal programma sono sicura che la prima cosa che fa è andare dal tabaccaio ...
A (senza parole) - ....
P (imperterrita) - In ogni caso lei ci pensi, magari tra qualche giorno ci richiama. Ecco pensi a quello che le ho detto, potremo provare con lo Ziban. E poi si ricordi che non deve avere paura dell'aumento di peso, vedrà quello con una piccola dieta si recupera
A (si alza in piedi di scatto) - Scusi ma lei mi ha visto? Sembro anoressica da quanto sono magra, e le ho detto mille volte che non ho paura di ingrassare! Anzi sono felice di ingrassare. Io voglio ingrassare! Voglio prendere almeno 10 chili!! La smette di parlarmi della paura di ingrassare? La prego ... la supplico ... lo so che non c'è scritto sul protocollo, ma non tutti hanno paura di ingrassare (piangendo) ... e poi mi dia retta dottoressa, c'è gente che non prende gli antidepressivi solo per un po' di malinconia ... ecco da brava la smetta di brandire il ricettario come se fosse un'arma impropria ... non tutti i problemi si risolvono con una pillolina, ah questo non gliel'hanno insegnato al corso? si beh capisco, non è colpa sua ... si lo so, ecco magari ascoltare i lamenti di noi poveri fumatori non era proprio il suo ideale eh? si certo lei voleva fare la psicoterapeuta di lusso magari, come la capisco ... sa cosa facciamo ora? usciamo da questo postaccio e andiamo al bar d'accordo? ci prendiamo un bel caffè e ci fumiamo una sigaretta, come due vecchie amiche d'accordo? Poi lei mi parla dei suoi problemi di dieta ... e ce ne fumiamo anche un'altra dopo ... d'accordo?
Credo che faccia parte di una strategia organizzata appositamente per scoraggiare il fumo. Vuoi tenerti il vizio del fumo? Allora soffri.
L'unico luogo in cui sia ammesso fumare negli uffici in cui lavoro è uno stanzino un metro per due in fondo al corridoio. Non c'è un posto dove sedersi, c'è solo una grande finestra, un cestino per i rifiuti, un posacenere sul davanzale e un cartello attaccato con lo scotch al vetro che in tono maleducato invita i fumatori a servirsi del posacenere. La finestra sta sempre aperta perchè anche il più incallito dei fumatori soffre in un posto così piccolo e saturo di fumo. Non c'è termosifone nè altra fonte di riscaldamendo: in inverno si crepa di freddo.
In primavera o in estate bene o male te la cavi. Puoi evitare lo sgabuzzino andando a fumare nel cortiletto interno. Se c'è il sole è anche piacevole, assieme alle sacrosante boccate di catrame e nicotina ti prendi anche una boccata di aria fresca e qualche raggio di sole tiepido in faccia. Ma in inverno è un dramma: non hai altra scelta, ti tocca lo sgabuzzino. Sei costretto ad infilarti la giacca, raccattare sigarette e accendino e uscire furtivamente in corridoio per dirigerti verso quel luogo freddo, angusto e puzzolente a farti la tua dose di nicotina.
Se davvero fa parte di una strategie precisa per scoraggiare il fumo, beh devo ammetterlo a denti stretti ma funziona. L'inverno scorso ogni volta che andavo nello sgabuzzino mi sentivo a disagio. Tutto il piacere del fumo era annullato dalla scomodità di quel posto. Io non andavo a fumare per rilassarmi e per passare qualche minuto piacevole di stacco dal lavoro, non in quel luogo. Ci andavo per necessità, per bisogno, e anche con un pizzico di vergogna. Quello sgabuzzino mi faceva riflettere sul significato della parola dipendenza.
Ora sono contenta di non dovere passare un altro inverno in quello sgabuzzino. Potere scegliere se andarci o meno a fare compagnia a qualche collega è molto diverso dall'essere costretta ad andarci spinta dal bisogno di fumare.
Quando sono tornata al lavoro dopo la bronchite tutti mi hanno fatto la stessa domanda: "Allora? Stai meglio? Hai smesso di fumare veeerooo?!"
Sgrunt.
Io non avevo nessuna intenzione di pubblicizzare la cosa. Avrei voluto avere il diritto di potere ricominciare a fumare da un momento all'altro, senza dovermi giustificare con nessuno. Il mio livello di tabagismo però era troppo noto, se ne sono accorti tutti che non fumavo più.
La Giulia lavora nel mio stesso corridoio, tre porte più avanti. Non è che siamo proprio amiche, ci siamo conosciute al lavoro e abbiamo preso l'abitudine di fare qualche pausa sigaretta assieme. Tra una sigaretta e l'altra abbiamo scoperto una buona sintonia di pensieri su un sacco di cose e chiacchierare assieme ci piace assai. E ora che non fumavo più? Dovevo rinunciare alle mie chiacchierate con lei? O dovevo chiederle di fare delle pause senza fumare per rispettare la mia scelta? Brrrr ... rabbrividisco solo al pensiero.
Piccola parentesi.
Giulia è una donna in gamba, di quelle interessanti. Sarà anche un caso ma secondo me tutte le donne interessanti fumano. Io ne conosco una sola che non fuma, ma è la famosa eccezione che conferma la regola. Tutte quelle intelligenti e con un po' di fascino sono fumatrici. Non si scappa.
Insomma, ho fatto passare una settimana poi mi sono affacciata nel suo ufficio e le ho detto: non è che ora siccome non fumo io e te non siamo più amiche? Come la mettiamo?
E' andata a finire che abbiamo ricominciato a fare le pause sigarette: lei fuma e io no.
Non avrei mai creduto che fosse possibile, non dopo solo una settimana di astinenza. Invece nessun problema: lei fuma e io no. Facile, liscio, limpido.
Una o due volte al giorno ci rintaniamo assieme nello sgabuzzino dei fumatori e facciamo la nostra pausa. Io cerco di concentrarmi sulle nostre chiacchiere e non sul fatto che lei mi sta fumando in faccia mentre ogni cellula del mio corpo sta gridando: nicotina! nicotina! nicontina!
No, non è che sono masochista. E' che alle persone ci tengo. Fare le chiacchiere con la Giulia durante le pause del lavoro è una cosa troppo piacevole, non ho nessuna intenzione di privarmi anche di questo.
Poco da dire sull'ultima. Non è stata una sigaretta particolare perchè non sapevo che sarebbe stata l'ultima. Avevo una brutta bronchite: finchè ho potuto ci ho fumato sopra, come ho sempre fatto. Poi la bronchite è peggiorata e anche volendo non avrei potuto fumare.
Ho lasciato il pacchetto sulla mensola della libreria per una settimana. Lo guardavo e dicevo: beh le sigarette sono lì. Qualcuno ha detto che smetti? Naaaaaa. Non smetti, ti prendi solo una pausa.
Poi il pacchetto l'ho buttato via. E' passato un mese e non ho più fumato.
A tredici anni non mi sentivo nè carne nè pesce. E' stato così per tutti credo.
Era fine degli anni settanta. Nè carne nè pesce nemmeno quelli. Non vedevo l'ora di crescere e di andare al liceo. Mi aspettavo un mondo di giovani anticonformisti, braccialetti di cuoio, impegno politico, jeans strappati, canne, concerti, l'eskimo e il tascapane con le scritte di pennarello nero. Quello era il mondo dei ragazzi più grandi che avevo sbirciato con invidia in attesa di entrarci anche io.
Ma appena sono arrivata al liceo... zac, erano gli anni ottanta. Riflusso, paninari, scarpe da vela, rifugio nel privato, palestra, calze ricamate e ballerine di vernice.
Insomma un pacco.
La mia prima sigaretta è venuta prima però; prima di andare al liceo intendo. Era una domenica pomeriggio, direi di inizio autunno, ed ero ad una festa. Festa ... una ventina di adolescenti ammassati dentro ad un garage, qualche luce lampeggiante a simulare l'effetto discoteca e molto probabilmente una cosa come Funky Town sparata a tutto volume e in loop da uno stereo portatile. Avevo osato un bel segno di matita nera sotto gli occhi messo di nascosto dopo essere uscita di casa. Eravamo lì, a fare non so bene cosa. Ma mi ricordo perfettamente come mi sentivo: nè carne nè pesce. Anzi no. Decisamente pesce. Pesce fuor d'acqua. Magari se qualcuno mi avesse spiegato che il 90% degli adolescenti tredicenni di questo mondo si sente esattamente in quel modo, l'avrei fatta meno drammatica. Chissà perchè invece ci tocca a tutti quanti crescere con quella insopportabile sensazione di essere così orribilmente diversi dal resto del mondo.
Insomma qualcuno si accese una sigaretta. Non avrei voluto fumare anche io, anzi la mia prima reazione fu una mezza indignazione: non ero poi così trasgressiva di mio. La situazione però precipitava: tutti, e dico tutti, ai miei occhi, ridevano, scherzavano, amoreggiavano perfettamente a loro agio. E fumavano. Io non solo ero irrimediabilmente diversa (bruttagoffatimidaimpacciataimbranata), ma volevo pure rincarare la dose facendo la figura della bacchettona?
Manco morta.
Quella fu la mia prima sigaretta. Nei mesi successivi ne seguirono altre, seduta sul muretto assieme alla mia amica Paola. Era una questione di tecnica: bisognava imparare a inalare il fumo senza tossire. Solo dopo averlo inalato lo potevi buttare fuori dritto sparato dalla bocca. Se cercavi di imbrogliare e te lo tenevi in bocca senza farlo scendere nei polmoni, al momento di buttarlo fuori usciva moscio moscio a nuvolette. Insomma non si poteva barare. Così io e la Paola su quel muretto facevamo l'allenamento a mandare giù per bene il fumo in fondo ai polmoni. Mi girava la testa e mi piaceva.
Sono ad oggi circa 28 giorni senza sigarette. Mi domando questo: ma essere consapevoli dei meccanismi che mi legano al fumo mi aiuta a smettere? Facciamo finta di sì.
Tra tutte le cose che ho pensato in questo quasi mese ne registro una. Lunedì scorso, cena a casa degli zii. A tavola con altre quattro persone: due ex fumatori, mio zio e mia zia, e due che non hanno mai fumato in vita loro, mio cugino e il mio ragazzo. Ed io. Come sarebbe stata quella cena se avessi ancora fumato? Mi sarei vergognata chiedendo il permesso di fumare? Avrei dato tiri veloci e nervosi cercando di riempirmi di nicotina più velocemente possibile? Per non disturbare mi sarei alzata da tavola e sarei andata a fumare attaccata ad una finestra, abbandonando la conversazione? E quante volte avrei sentito il bisogno di farlo? Sicuramente una non sarebbe bastata.
Ecco quella cena è stata la prima volta in cui ho potuto dire a me stessa con la massima convinzione che ero proprio contenta di avere smesso.
Mentre cerco di capire come funziona questo strumento scrivo poche righe solo per dire che questo spazio l'ho aperto per dire addio alle mie fedeli compagne di vita: le sigarette. Ancora non so se questo sarà un diario, un muro del pianto, un angolo di sfogo, una fucina di riflessioni intelligenti o stupide sul fumo. So solo che mi serve un pensatoio dove appuntare alcune cosette e che ho anche la presunzione di condividere i miei appunti con altri. Per questo ho pensato ad un blog.
1. È provato oltre ogni dubbio che il fumo è una delle ragioni principali della statistica (Fletcher Knebel)
2. L'oca è l'animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne
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